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ALITALIA/ Al nuovo piano mancano i soldi: pagheranno ancora gli italiani?

Pubblicazione:martedì 9 luglio 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 9 luglio 2013, 8.37

Roberto Colaninno (Infophoto) Roberto Colaninno (Infophoto)

Come detto, trovare i 350 milioni di euro necessari non sarà facile. E se i soci non sembrano essere molto intenzionati a ricapitalizzare l’azienda, non è allora un caso che si parli insistentemente dell’arrivo di un cavaliere bianco straniero. Questi rumors sono stati tuttavia definiti “illazioni” dal Presidente Colaninno. Aeroflot ed Etihad sono i nomi circolati nelle settimane scorse, ma non sarà facile l’arrivo di questi due pretendenti fintanto che Air France-Klm rimarrà il primo socio nella compagnia italiana. E “cacciare” i francesi è alquanto improbabile, oltre che azzardato. È più facile che possa arrivare il cavaliere pubblico, Cassa depositi e prestiti, che rimane sempre nell’ombra e che sarebbe invece l’ennesimo colpo al contribuente italiano che già si è accollato i costi della vecchia privatizzazione.

Ricevere credito dalle banche non sarà facile, tanto più che uno dei principali soci è Intesa Sanpaolo e non sembra che i problemi di liquidità siano stati risolti. Prestare denaro a un’azienda in costante perdita (un miliardo di euro in poco più di quattro anni) e che prevede l’utile nel 2016, sette anni dopo la nascita, non è facile nemmeno per le maggiori banche.

I problemi di liquidità sono dunque importanti e non è un caso che nel Governo si respiri un certo allarmismo; i continui interventi del Ministro Lupi sulla compagnia ne sono la dimostrazione. Le vie di uscita alla crisi, dopo questo piano, sembrano sempre più strette per Alitalia. 



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COMMENTI
09/07/2013 - Sogni e realtà (Antonio Ferri)

L'unico piano serio è portare libri sociali e contabilità in tribunale, altre soluzioni sono inutili o al massimo sono forse solo utili a salvaguardare un po gli interessi di qualcuno ma con un elevatissimo costo ancora una volta sulle spalle degli italiani. Il mercato italiano è ormai saldamente nelle mani di low-cost e majors europee per l'intercontinentale business localizzato quasi esclusivamente al Nord ma sconsideratamente abbandonato per puntare tutto su Fiumicino dove prevale il passeggero turista o pellegrino notoriamente meno redditizio. Se a questo si aggiunge lo scarso livello di servizio (pochissimi collegamenti e passeggeri spesso maltrattati) sia da Az che da Fiumicino, l'opera è completa. Chi vagheggia ancora piani di salvataggio o è un sognatore o ha qualche interesse in ballo.