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SCENARIO/ Arrigo: così lo Stato può privatizzare senza svendere

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Ciò che conta è iniziare. Anzitutto, per renderci conto di come la situazione, in pratica, potrebbe evolvere e per assumere di conseguenza gli opportuni accorgimenti volti ad assestare, in corso d’opera, la direzione. D’altro canto, il semplice fatto di iniziare a privatizzare produrrebbe ottimi risultati in termini di credibilità; essa, ancora più che dalla vendita di immobili, sarebbe prodotta dalla vendita delle partecipazioni nelle imprese.

 

In questo caso, la credibilità che effetti economici sortirebbe?

Lo Stato, ritirando la sua presenza dal tessuto produttivo, darebbe un importante segnale agli investitori privati nazionali e internazionali: sarebbe come se si impegnasse a fare esclusivamente l’arbitro e a non giocare più direttamente la partita, alterando le regole per favorire se stesso. Gli imprenditori inizierebbero, così, a convincersi che lo Stato è disposto a creare le condizioni migliori per loro. Da questo punto di vista, il maggior effetto si determinerebbe privatizzando l’azienda in assoluto di maggior interesse per i politici: la Rai. Magari, vendendola provocatoriamente a solo un euro. Rispetto a queste operazioni, infine, non bisogna considerare solamente gli introiti diretti, ma anche i risparmi di spesa, che sono di due ordini: lo Stato, da un lato, non deve più sovvenzionare le imprese che ha privatizzato, dall’altro, lo spread si riduce in maniera proporzionale al recupero di credibilità.

 

A parte la Rai, come evitare che le privatizzazioni non siano svendite, come in passato?

Creando un comitato di garanti, costituito da personalità di spicco e indipendenti. Potrebbero presiedere la società incaricata di emettere obbligazioni garantite dagli assets produttivi che dovrebbe assumere, al contempo, le funzioni di authority. L’operazione dovrebbe avere una clausola fondamentale: non si può fare marcia indietro. Qualcosa del genere è stato fatto in Germania dopo la riunificazione. Una società veicolo ha emesso titoli garantiti dalle imprese pubbliche della Germania dell’Est che, nell’arco di 4-5 anni, sono state interamente vendute. Non dimentichiamo che, in Italia, a essere ottimisti ci vorranno 20 anni per privatizzare tutto il privatizzabile. Il comitato dei garanti avrebbe dunque un mandato specifico non modificabile che sopravviverebbe al governo.  

 

Come impedire, invece, che le privatizzazioni facciano solamente gli interessi degli stranieri?

Concentrandosi sulla vendita delle utilities e su quella delle reti fisiche che, invece, lo Stato ha deciso paradossalmente di tenersi. Per intenderci, non c’è modo che un acquedotto, un’azienda che produce energia, un’azienda del trasporto pubblico locale, le poste o le ferrovie vengano delocalizzate.

 

(Paolo Nessi)


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COMMENTI
09/07/2013 - commento (francesco taddei)

trasporti e smaltimento rifiuti sono i macigni che il popolo italiano deve svenarsi per mantenere affinchè politici e sindacati possano sistemare i loro clienti. se lo smaltimento rifiuti fosse privatizzato la tessa sulla nettezza urbana servirebbe per il verde pubblico e per gli spazzini e potrebbe scendere di entità. sempre che per fare il lavoro di una persona i sindacati non pretendano che ne siano assunte tre o quattro.