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Economia e Finanza

FINANZA/ Perché il Financial Times mette in croce le banche italiane?

Qualcosa si agita nel panorama bancario, dice MAURO BOTTARELLI, e conviene stare attenti a dati e grafici che vengono diffusi sulle condizioni degli istituti di credito italiani 

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Partiamo, per una volta, da una buona notizia. Martedì è andata bene l’asta di Btp, con tassi in calo e una buona domanda. Il Tesoro ha collocato 6,75 miliardi di euro di titoli a 5 e 10 anni, al top del target previsto: il rendimento dei 3,75 miliardi di euro di decennali è stato del 4,46%, ai minimi da maggio e sotto il 4,55% di giugno, mentre il rendimento dei 3 miliardi di euro di quinquennali del 3,22%, in calo rispetto al 3,47% di giugno. Non entusiasmante il rapporto bid to cover: per l’emissione 2018 è stato dell’1,36, mentre quello del titolo decennale si è attestato all’1,32. Comunque sia, l’asta è passata indenne, anche dalle tensioni legate al pronunciamento della Corte di Cassazione sul processo Mediaset. È un buon segno.

Ora, se non siete ancora seduti, fatelo. Perché dopo aver aperto l’articolo di oggi con una buona notizia, vi annuncio che la tesi del giorno è la difesa delle banche italiane. So di essere stato nei mesi un fustigatore dei costumi dei nostri istituti di credito e penso di aver fatto bene, ma ora sento puzza di attacco alla tenuta del sistema, sento odore di messa in discussione delle banche popolari al fine di renderle sempre più scalabili e farle ingurgitare ai giganti nostrani ed esteri in un risiko che farebbe il male del Paese e il bene solo delle solite rendite di posizione dei cosiddetti salotti buoni o poteri forti che dir si voglia.

Qualcosa si agita, infatti, nel panorama bancario e questo qualcosa porta la firma di Bankitalia, anche se da più parti l’interpretazione di quanto comunicato da Palazzo Koch è stato equivocato. Spesso, per interesse. È dell’altro giorno, infatti, la notizia che la nostra banca centrale starebbe svolgendo ispezioni su 20 banche e per 8 gruppi avrebbe esteso le verifiche all’intero portafoglio dei crediti, non solo ai prestiti deteriorati. Insomma, si tratterebbe di un’estensione della recente analisi fatta sul provisioning delle banche italiane. Direte voi, finalmente! Anche perché in autunno sarà la Bce ad analizzare gli attivi delle banche europee e all’inizio del 2014 potremo farci una bella risata con gli ennesimi stress test dell’Eba, già un classico della comicità internazionale.

La Banca d’Italia aveva effettuato ispezioni su un campione di 5200 prestiti concessi dagli otto istituti, per un ammontare di 24 miliardi di euro, pari a circa il 40% del totale dei crediti deteriorati del sistema. Nel documento emerge come l’Authority sia stata «colpita» dalla modalità di contabilizzazione dei prestiti in sofferenza da parte degli istituti oggetto di analisi, «il cui tasso di copertura era inferiore alla media o aveva registrato diminuzioni significative». Un secondo ciclo di ispezioni di Bankitalia è stato realizzato per «valutare dettagliatamente l’adeguatezza delle rettifiche di valore sui crediti deteriorati ed esaminare le politiche e le prassi aziendali adottate in materia».


COMMENTI
01/08/2013 - Banchieri 1 (Giorgio Allegri)

Caro Bottarelli, che il Financial Times, come in generale il mondo anglosassone e mercatista, guardi l’Italia con lenti deformate tutte sue è pacifico, e certamente occorre non abbassare la guardia visto quel che è successo al nostro Paese in passato sull’onda delle “mode” d’Oltremanica (o d’Oltreoceano). Le banche italiane sono in sofferenza, e questo non è un bene, ma mi lasci dire che vi ci si trovano certamente non per “colpe” esogene. “L’addetto ai lavori di alto livello”, anziché prendersela coi criteri di detrazione delle perdite su crediti che all’estero non sono così “severi”, dovrebbe chiedersi: come mai alcune banche in passato hanno concessi crediti come se non ci fosse un domani abbondando con la manica larga? Come mai alcune di loro non hanno proceduto correttamente alle svalutazioni negli anni scorsi? Come mai alcune di loro (nomi noti) tra i loro asset hanno partecipazioni (tra l’altro fresche di aumenti di capitale) in società che sicuramente non aumenteranno il loro valore, ma anzi dovranno essere svalutate? Come mai ce la si prende tanto con l’Eba, vista come una nemica potenza straniera (possibilmente euro-tedesca), quando il suo Presidente dal 2011 è un italiano? Come mai in una nota banca popolare i sindacati hanno bloccato in passato una fusione con un’altra banca (altrettanto popolare)? E come mai questa stessa nota banca ora DEVE per forza trasformarsi in Spa?

 
01/08/2013 - Banchieri 2 (Giorgio Allegri)

Purtroppo mi pare che i banchieri nostrani assomiglino troppi agli “imprenditori” patron di scuderie di Formula 1 (con cui condividono i salotti buoni), che se la prendono con un pilota che dice la sacrosanta verità sulla vettura che non cammina, o agli allenatori di calcio che prima ancora dell’inizio del campionato sono lì a mettere le mani avanti dicendo che la loro squadra è stata penalizzata perché riposerà tot ore in meno rispetto agli avversari.