BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Pil, occhio al “trucco” degli Usa

Pubblicazione:giovedì 1 agosto 2013

Barack Obama (Infophoto) Barack Obama (Infophoto)

Da questo punto di vista, l’iniziativa americana merita di essere monitorata e approfondita con cura. Ma attenzione a non farsi trarre in inganno: nulla, o quasi, ha a che vedere questa iniziativa con il più ampio dibattito sulle cosiddette misure integrative del Pil: quelle cioè indirizzate a determinare “nuovi” indicatori di progresso della società. Insomma, non confondiamo l’economia reale con quella “culturale”.

Bisogna infatti chiarire che le esperienze in materia, ormai diffuse in tutto il mondo, dal Canada all’Australia passando per il Buthan, non intervengono direttamente sull’indicatore Pil modificandolo, ma lo integrano, lo affiancano. Ci si trova cioè in un altro contesto culturale e scientifico. I “nuovi indicatori”, come quelli individuati dal Cnel e dall’Istat nel Rapporto sul Benessere equo e sostenibile, non sono sottoindicatori del Pil, sono “altri” indicatori integrativi di tipo qualitativo, utili per una analisi a 360 gradi della società e delle sue potenzialità di progresso.

Se non si chiarisce questa differenza fondamentale si rischia di cadere in quell’equivoco che Darrel Huff aveva evidenziato nel suo libro “How to lie with statistics” (per chi non mastica la lingua di Shakespeare, significa “mentire con le statistiche”), quando diceva che ampie e migliori conoscenze dei fenomeni quantitativi e qualitativi che caratterizzano la società sono un grande vantaggio, in termini di efficacia, ma generano, al medesimo tempo, il rischio che si possano diffondere falsità per confondere gli avversari.

Forse alla Casa Bianca hanno considerato che con questo “nuovo” Pil si potrà gestire in modo non del tutto recessivo il Fiscal cliff, e forse anche in Europa si potrà pensare, come si diceva, che basta un artificio del genere per arginare il problema dei vincoli di Maastricht. Per dirla con De Gasperi: “l’obiettivo vero cui ogni buon politico dovrebbe cercare di puntare è realizzare”, e negli stessi anni Einaudi ammoniva: “Conoscere per amministrare”.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.