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Economia e Finanza

IMU & POLEMICHE/ Forte: se cade il governo, l’Italia perde più di 7 miliardi

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C’è una sproporzione tra la realtà e le tesi di Pd e Saccomanni. L’Imu in questo momento sta rendendo un gettito molto elevato anche senza la parte di imposta relativa alla prima casa. Di fatto si tratta di 20 miliardi su base annua, cioè la stessa cifra che era stata prevista dal governo Monti per l’intera Imu inclusa la prima casa. I Comuni sono andati al di là delle previsioni perché anziché usare le aliquote intermedie hanno usato quelle più alte. L’abolizione della prima casa del resto farebbe perdere soltanto 4 miliardi di euro. Per quanto riguarda l’Imu non c’è quindi un problema di gettito, ma una questione di principio.

 

In che senso?

Nel senso che c’è un odio ideologico per la proprietà dell’abitazione da parte del centrosinistra. L’economia si basa sulla persona umana e sul suo diritto di proprietà, che da parte di una famiglia si esprime innanzitutto come proprietà di una casa. Berlusconi ha ragione a fare riferimento alla crisi edilizia, che riguarda in gran parte il mercato della prima casa. La maggior parte dei mutui è stipulato infatti per l’abitazione principale. Ma soprattutto, fare pagare sulla prima casa in proporzione alle dimensioni dell’alloggio finisce per essere una misura punitiva nei confronti delle famiglie numerose.

 

E’ d’accordo con chi afferma che, con la service tax, le famiglie numerose finirebbero per pagare troppo?

Si può decidere di introdurre uno sconto per le famiglie numerose, ma è giusto che la service tax si paghi in proporzione a quanti rifiuti si producono. Non va quindi commisurata ai metri quadri o ai vani dell’alloggio, altrimenti il tributo non rispetterebbe il principio di capacità contributiva che in questo caso consiste nel beneficio del servizio pubblico. Se poi il Comune decide di utilizzare il metodo sbagliato dei metri quadri, penalizza le famiglie numerose. La produzione dei rifiuti può avvenire in funzione del reddito della famiglia, ma anche dell’attività economica dei negozi.

 

(Pietro Vernizzi)

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