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FINANZA/ Usa e Uk, due "missili" contro l’eurocrazia

Pubblicazione:lunedì 12 agosto 2013

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In questo contesto, l’8 agosto è arrivato agli abbonati un breve (31 pagine) ma importante paper di Kaushik Basu, Vice Presidente Senior e Capo Economista della Banca mondiale (nonché componente del direttivo dell’Iza, uno dei due maggiori istituti di ricerca della Repubblica federale tedesca) e del Premio Nobel Joseph Stiglitz. Offriamo il testo integrale del documento ai nostri lettori. Il lavoro è una rigorosa analisi teorica in cui si demolisce il Trattato di Lisbona, si fa a pezzi il Fiscal Compact, non si tratta bene la Bce e si propone di emendare il Trattato al più presto per consentire in certe circostanze la “mutualizzazione” del debito sovrano degli Stati dell’eurozona. Quanto da far tremare più di un eurocrate.

Non conosco Basu. Ho avuto una certa dimestichezza con “Joe” Stiglitz all’inizio degli anni Settanta quando, all’Institute of Development Studies dell’Università di Nairobi, con Richard Jolly, John Harris e Michael Todaro si ponevano le basi della “nuova teoria economica dell’informazione”. È un mattacchione un po’ iracondo, ma con il cuore al posto giusto. Il ragionamento di Basu e Stiglitz è disinteressato: non sono parte in causa, ma non gioiscono affatto nel vedere l’eurozona affondare.

La loro analisi è rigorosa. Occorre evitare che venga coperta da una coltre di silenzio in un’estate calda che potrebbe anticipare un autunno rovente.



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COMMENTI
12/08/2013 - Però Keynes è out (Carlo Cerofolini)

Se mi è consentito: la teoria di Keynes - in definitiva e in estrema sintesi - si basa molto sull’asserzione che la stagnazione è dovuta all’aumento di risparmio da parte dei singoli e che quindi ci sia bisogno dell’intervento dello Stato, che drena denari con le tasse, per combatterla, aumentando la spesa pubblica. Teoria che però è smentita dai fatti e quindi questo da solo basterebbe a liquidare tutta la dottrina keynesiana una volta per tutte. Quando poi, per assurdo, si volesse considerare questa teoria valida, è bene saper che gli stessi risultati si possono raggiungere seguendo un cammino perfettamente contrario, ovvero: 1) diminuendo la pressione fiscale nei periodi di stagnazione, per rimettere in circolo capitali privati (anziché aumentare la spesa pubblica) e stimolare così spese ed investimenti; 2) riducendo la spesa pubblica nei periodi floridi (anziché aumentare la pressione fiscale). In questo modo - oltre tutto - il bilancio statale mai andrebbe in rosso. Perché non si sia agito e non si agisca in questo modo trova quindi solo una spiegazione non tecnica ma di natura evidentemente ideologica: accrescere l’invadenza ed il potere pubblico e comprimere sempre più la libertà dei cittadini e ridurli così a rango di sudditi impotenti.