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FINANZA/ 1. Così la Germania farà "schiantare" l’Europa (e l'Italia)

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Non nei termini attuali. I finanziamenti erogati dalle istituzioni Ue e dalla Bce a favore della Grecia e di altri Paesi periferici richiedono come contropartita tremende politiche di austerità. Ma questo scambio è contraddittorio: tali politiche infatti deprimono la spesa interna e fanno quindi crollare la produzione e i redditi dei Paesi periferici a tal punto da rendere più difficile il rimborso dei debiti.

 

Perché la Bundesbank, pur rendendosi conto che le politiche Ue non funzionano, continua a ergersi a baluardo dell’austerità?

Perché non ha interesse a cambiare linea. Dobbiamo renderci conto del fatto che la crisi europea è fortemente asimmetrica. Mentre i Paesi periferici, come Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda, hanno perso dall’inizio della crisi a oggi 6 milioni di posti di lavoro, la Germania non ha risentito in misura equivalente della crisi. Anzi, dal 2008 al 2012 i posti di lavoro in Germania sono addirittura aumentati di 1,5 milioni di unità. Per quanto si possa prendere atto del fatto che l’austerità non risolverà la crisi europea, al tempo stesso non c’è un motivo politico per pensare che la Germania sia disposta a cambiare strada.

 

Però il crollo delle esportazioni nell’area Ue, secondo l’Fmi, farà sì che quest’anno la crescita tedesca si fermerà allo 0,3%. Anche la Germania inizia a pagare il conto?

Senza dubbio l’economia tedesca si è sviluppata per anni sulla base di un meccanismo che non funziona più. I creditori internazionali, in larga misura tedeschi, finanziavano l’indebitamento pubblico e privato dei Paesi periferici. Questi ultimi, a loro volta, usavano buona parte dei prestiti per importare merci dalla Germania. E’ questo il meccanismo attraverso cui, dalla nascita dell’euro, la Germania ha potuto prosperare.

 

Per quali motivi questo meccanismo si è inceppato?

Perché è un meccanismo asimmetrico, che alimenta gli squilibri tra creditori e debitori. Prima o poi era destinato a esplodere. Sicuramente la Germania risente del fatto che non può più basarsi su di esso. Ma non dobbiamo illuderci che Berlino per questo decida di attuare una politica espansiva. Alcuni commentatori auspicano che dopo le elezioni tedesche si possa intravvedere una svolta. In particolare, sperano che la Germania accetti finalmente di comprare merci dall’estero in modo da risollevare le vendite e i redditi dei paesi periferici. Su queste speranze personalmente resto molto scettico. I tedeschi non hanno mai agito da locomotiva della domanda europea: al contrario, hanno sempre preteso di farsi trainare dalla domanda proveniente dall’estero. La crisi li colpisce troppo poco per pensare che cambieranno repentinamente strategia.

 

(Pietro Vernizzi)



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