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FINANZA/ 1. Così la Germania farà "schiantare" l’Europa (e l'Italia)

Per EMILIANO BRANCACCIO, anche dopo le elezioni la Germania non volterà pagina sull’austerity. I tedeschi hanno tratto benefici dalla crisi, e Berlino ha interesse a non cambiare rotta

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“Anche dopo le elezioni di settembre la Germania non volterà pagina rispetto all’austerity. I tedeschi hanno tratto benefici dalla crisi, e anche se la stessa Bundesbank esprime riserve sull’indirizzo generale della politica economica europea, Berlino non ha interesse a cambiare rotta”. Lo afferma Emiliano Brancaccio, docente di Fondamenti di economia politica all’Università del Sannio. Un rapporto della Bundesbank ha affermato che la Grecia avrà bisogno di nuovi aiuti entro la primavera del 2014, criticando in modo indiretto ma chiaro le politiche di Angela Merkel.

 

Professor Brancaccio, come si spiegano le critiche della Bundesbank alla Merkel?

In Germania da circa due anni esiste una dialettica che vede la Bundesbank molto scettica sull’efficacia della politica economica europea. La banca centrale tedesca dichiara di pretendere più rigore dai paesi che chiedono aiuti per coprire i debiti, ma ormai si tratta solo di un paravento. In realtà la Bundesbank incarna la posizione di coloro che nutrono dubbi crescenti sulla futura sopravvivenza della zona euro.

 

Da quali constatazioni emergono questi dubbi?

Dal fatto che l’austerity in realtà sta mancando i suoi obiettivi. Nel corso degli anni 2000, con il beneplacito dei mercati finanziari e delle principali banche europee, la Grecia ha potuto accumulare debiti verso l’estero che raggiungevano punte del 18% rispetto al Pil, e che non erano quasi mai inferiori al 10% annuo. All’epoca i creditori erano ottimisti sulla possibilità di rimborso dei debiti. Gli economisti che lanciavano allarmi sulla insostenibilità di quei debiti non venivano ascoltati. Ora invece gli umori sono cambiati. I creditori pretendono che la Grecia ribalti la sua posizione verso l’estero e inizi a pagare subito i debiti. Secondo i suoi fautori, la politica di “austerity” dovrebbe servire esattamente a questo scopo: far crollare i redditi e quindi anche le importazioni dei greci, così tanto da trasformare l’indebitamento estero del paese in un surplus. Ma i dati ci dicono che non ci sta riuscendo.

 

Perché?

Dalle previsioni della Commissione Ue emerge che la Grecia, nonostante i sacrifici dell’austerity, non sarà in grado di assorbire il suo indebitamento verso l’estero, né quest’anno né l’anno prossimo: nel 2014 si prevede ancora un deficit commerciale dell’1,7%. Intanto, il Paese ha ormai raggiunto tassi di disoccupazione del 27% nel 2013, e si prevede che nel 2014 non andrà sotto il 26%. La verità è che, avallando le politiche di austerità, stiamo solo contribuendo a distruggere l’economia greca senza riuscire a ribaltare la sua posizione verso l’estero.

 

Erogare nuovi aiuti alla Grecia può produrre effetti positivi?