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CONSERVATORI/ La “bolla” dei banchieri lascia a piedi famiglie e imprese

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Particolarmente preoccupante è stato l’esame su 8 delle 20 grandi banche, che ha portato in alcuni casi alla verifica sull’intera attività degli istituti, non solo dei crediti deteriorati. Da Banca d’Italia sono partite proposte, come la riduzione dei costi operativi, incluse le retribuzioni dei manager. Anche la vendita di asset non strategici è stata inserita come possibile misura. Tutte raccomandazioni ripetute da Ignazio Visco nelle sue considerazioni finali all’assemblea della Banca d’Italia il 31 maggio.

Nuove ispezioni sono state lanciate e a settembre si conoscerà l’esito di queste ulteriori verifiche. Ma è chiaro che deve partire un’ampia e coraggiosa ristrutturazione dell’industria bancaria italiana. Le aziende di credito hanno una bassa produttività, non hanno compiuto il salto tecnologico delle maggiori concorrenti europee, internet resta uno strumento accessorio invece di far parte integrante ormai del modello di business. Secondo stime dei maggiori centri di consulenza, il miglioramento potrebbe essere considerevole, aumentando così i margini che oggi vengono alimentati principalmente dalla differenza tra tassi attivi e passivi, e dai costi dei servizi, quindi caricati sulla clientela. Certo, una vera ristrutturazione ha costi sociali, ma questo non può diventare un alibi per non far nulla o richiedere benefici pubblici e sovvenzioni fiscali.

La prima strada da imboccare, dunque, è la via maestra: accrescere l’efficienza. Naturalmente ci vorrà tempo per vedere gli effetti positivi, forse troppo tempo. Dunque, la crisi richiede misure immediate e di natura straordinaria. Alcune banche stanno cercando di trovare una propria soluzione trattando con gli hedge fund per vendere i crediti deteriorati a prezzi molto scontati. Mediobanca ha lanciato l’idea di mettere assieme questi prestiti non esigibili in un fondo straordinario che li rivenderebbe a investitori ad alto rischio. È successo già con il fallimento del Banco di Napoli. C’è voluto tempo, ma alla fine l’operazione s’è chiusa con profitto.

Certo, adesso la situazione è diversa e si tratta di un intervento sistemico, su grande scala. Tuttavia, proprio il miglioramento della congiuntura e una relativa tranquillità sui mercati potrebbe favorire l’operazione. Bisogna far presto e soprattutto occorre dire la verità. Lanciare messaggi rassicuranti senza fondamento non serve a rassicurare, ma ad allarmare sempre di più risparmiatori e investitori. Basta con la cantilena sulle banche italiane che stanno meglio delle altre. I loro problemi sono diversi, ma altrettanto complessi e acuti. vanno affrontati con coraggio e con innovazione.

I banchieri che si chiudono a difesa di trincee indifendibili sono destinati a essere sconfitti. Non c’è nulla da conservare, è arrivato il momento di innovare.

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