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LETTA/ Sapelli: a Rimini un esempio di rinascita morale per tutti

Pubblicazione:lunedì 19 agosto 2013

Enrico Letta sul palco del Meeting di Rimini Enrico Letta sul palco del Meeting di Rimini

“Un’Europa unita dall’Atlantico agli Urali”. C’è un che di profetico e di storico insieme nel messaggio del Meeting di Rimini di quest’anno: la più grande manifestazione popolare europea che unisca comunità attive nelle opere e nella preghiera e quindi nella speranza. Comunità di persone. “L’emergenza uomo”, cardine del pensiero tutto rivolto a una antropologia positiva della persona, è l’altro polo di riferimento della straordinaria manifestazione di popolo che incontra le istituzioni e lo Stato in un dialogo che dura ormai da molti anni e che costituisce da questo punto di vista una grande manifestazione di istituzionalizzazione della democrazia, ossia di legame tra cittadini e loro rappresentanti. Fatto ormai unico in Italia, vista la decadenza dei partiti come comunità di destino e il triste emergere dei partiti personali e dinastici.

Il Premier Enrico Letta si è inserito con scioltezza e pensosità insieme in questo contesto di riferimento. Innanzitutto perché - ecco il dato storico - ha ripreso il messaggio dei padri dell’Europa unita: ossia dei fondatori, dopo la Seconda guerra mondiale, di un continente politico e non solo economico che doveva superare tutte le conseguenze drammatiche del conflitto e quindi non poteva che integrare in sé anche la Russia. La Russia cristiana, in una sorta di ponte interreligioso di grande prospettiva e di grande difficoltà insieme, ma inevitabile per riaffermare le radici cristiane dell’Europa e il significato storicamente positivo di una Russia politica ed economica che solo in questo modo riacquisterebbe, con l’Europa, il suo ruolo mondiale. L’Europa potrà acquisire così l’autorevolezza che serve a essa e al mondo per reagire positivamente a quella sorta di nichilismo internazionale che maschera il delirio di potenza che ha investito la scena mondiale da un decennio a questa parte. Le tragedie dell’Africa del Nord sono lì a dimostralo.

Ma Letta ha detto bene: lottare per l’Europa dei popoli. E popolo in questa accezione culturale e religiosa insieme non vuol dire populismo, ma tutto il contrario. Anche in economia. Come si istituzionalizza la politica con la partecipazione cosciente, così si istituzionalizza l’economia con la cittadinanza economica; e cittadinanza vuol dire lavoro attraverso i doveri e i diritti, la libertà di intrapresa e la speranza nell’uomo che fonda il primato della società rispetto allo Stato. Europa dei popoli e quindi Europa dove tutto coopera al bene comune, in un superiore equilibrio tipico della giustizia distributiva e commutativa. E quindi la finanza, come ha affermato Letta, deve tornare a essere ciò che era prima della sregolazione anarchica e brutale degli anni novanta del Novecento: motore dello sviluppo e non invece strage degli innocenti.

Il prossimo semestre europeo, che sarà italiano, deve essere - e Letta lo ha giustamente ricordato - il semestre dell’inizio della sistemazione antropologicamente positiva della questione finanziaria e bancaria: questo deve voler dire unione bancaria. E questo deve voler dire porre al centro non più l’austerità ma lo sviluppo, che è cosa diversa dalla crescita economica: è unità e non divisione tra cultura, crescita materiale e crescita spirituale, tra benessere e sicurezza della società naturale, ossia della famiglia. L’Europa non deve più invecchiare, ma crescere demograficamente. E per questo è essenziale la speranza.


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COMMENTI
19/08/2013 - l'europa dei popoli non esiste (francesco taddei)

l'europa dei popoli non può essere quella dei 27 stati e delle tre lingue imposte, ne quella della commissione europea e del consiglio dei ministri dell'economia che impongono la loro volontà annullando gli stati (vedi progetto eurogendfor). ma di questo a letta e a CL non importa nulla. in europa i cristiani sono minoranza. e i russi (grazie a Dio) in un'europa sotto il comando degli usa non ci stanno