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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Draghi regala un “agosto d’oro” all’Italia

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Allora si tornerà a ballare, un po’ ovunque: eventuali dati macro positivi faranno infatti pensare al tapering, eventuali dati macro negativi toglieranno slancio alla forza delle borse. Intanto i buoni frutti li raccoglierà soprattutto chi aveva capito in anticipo che l’economia globale stava rovesciando ancora una volta le classifiche: perde ancora colpi la Borsa cinese, non va molto meglio all’India, risale il Brasile, ma solo dopo la discesa formidabile dei mesi scorsi. Al contrario, la vecchia e triste Europa è l’area più vivace. A luglio l’Eurostoxx ha guadagnato il 6% circa, sostenuto dalle performance di Madrid (+8% - Francoforte si è fermata a un +4%) .

Ma la vera sorpresa è l’Italia: Piazza Affari a luglio è salita dell’8,2%, in barba al braccio di ferro su Berlusconi, le tensioni su Mps e così via. A fronte delle polemiche, sempre più violente, che distinguono la vita politica italiana, nel Paese ha preso quota, senza clamore, un refolo, se non un vento, di fiducia.

Oggi i segnali sono robusti: a) dalla bilancia commerciale e da quella dei pagamenti emerge un saldo positivo, che lascia ben sperare anche sul fronte della finanza, sia pubblica che privata; b) al fenomeno contribuisce il calo dei consumi, ma l’export sale da dieci mesi senza soste, con un trend più costante e robusto dei concorrenti. Nella prima parte dell’anno le esportazioni italiane salgono dell’1,3%, contro il -3% di Francia e Germania; c) dalle trimestrali emerge che, a fronte delle cessioni eccellenti (vedi Loro Piana) esiste un trend opposto, di penetrazione produttiva, commerciale e strategica di grande rilievo: Brembo, De Longhi, Interpump, Prysmian, tanto per citare casi di aziende che crescono oltre frontiera a 360 gradi. d) l’indice di fiducia delle imprese è ai massimi dal novembre 2011, l’indicatore Ue colloca l’Italia addirittura al primo posto.

Ci avviamo a uscire dal tunnel? Assolutamente no. La ripresa, che a fine anno arriverà al +1,4%, porterà sollievo ai conti aziendali, ma non si tradurrà in nuova occupazione, almeno in Italia, perché chi cerca di cavalcare la ripresa internazionale ha bisogno di investire oltre frontiera, sia in mezzi che in uomini. Al contrario, il risanamento delle strutture produttive della corporate Italia è appena iniziata per le aziende di servizi e ancora di là da venire per l’area pubblica. Valga l’esempio Monte Paschi: nonostante un taglio dei costi pari al 21% da parte della gestione Profumo-Viola, la Commissione Ue chiede interventi drastici anche a costo di metter a repentaglio 5 mila posti di lavoro, del resto poco giustificati alla luce dell’attuale perimetro di business.