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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Borghi: quei 41 miliardi che la Germania ha risparmiato "rubandoli" all'Italia

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La fuga degli investitori dai titoli di Stato italiani finiti subito nel mirino. Il debito pubblico portoghese e irlandese è più limitato in quanto si tratta di Stati di piccole dimensioni, e quindi è stato soprattutto il nostro Paese a finire nella bufera. La grande fuga ha riguardato soprattutto quanti hanno ceduto i Btp per acquistare i Bund tedeschi. A seguito della decisione politica di non equiparare i diversi titoli di Stato, l’Italia ha quindi dovuto pagare miliardi di interessi in più, e specularmente la Germania ha ottenuto come beneficio di pagare miliardi di euro in meno. Questi costi superiori per l’Italia sono quindi il bilancio di un’operazione costruita a tavolino. Non dobbiamo però stupirci del fatto che la Germania abbia saputo fare i suoi interessi ai danni nostri, quanto piuttosto domandarci perché chi rappresentava l’Italia dal punto di vista politico abbia accettato tutto ciò.

 

Il nostro governo avrebbe potuto prevedere gli sviluppi successivi?

Era evidente fin dall’inizio che la decisione politica di fare fallire la Grecia avrebbe portato a questi risultati. Eppure l’Italia non ha osato formulare non dico un veto, ma neanche un dissenso in merito al debito dei paesi più deboli.

 

Davvero ritiene che i titoli di Stato dei vari Paesi, come Btp e Bund, potessero essere equiparati?

Nel momento stesso in cui sono emersi dei dubbi sul debito greco, la reazione giusta avrebbe dovuto essere quella di tenere una riunione di emergenza degli Stati dell’Eurozona e di cambiare il mandato della Bce. Non sarebbe infatti bastato che l’Europa garantisse attraverso dei fondi, tanto è vero che abbiamo visto che i fondi salva-Stati non sono serviti a nulla. Essi possono infatti servire esclusivamente nel momento in cui sono utilizzati per mettere in sicurezza il debito di un singolo Stato. Non funzionano però nel momento stesso in cui il problema diventa generalizzato.

 

(Pietro Vernizzi)

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COMMENTI
23/08/2013 - Il furto c'è eccome (Claudio Baleani)

Il furto sui tassi di interesse c'è, eccome! Ma c'è un altro e più grave "furto". Le banche tedesche e francesi sono spesso a capitale pubblico o comunque sovvenzionate e si presentano con vistose triple A. Questa banche stanno facendo shopping nel nostro mercato bancario. Questo comportamento non va agli occhi di nessuno, visto che viola i principi comunitari a tenor dei quali vanno esclusi i soggetti che si avvantaggiano di posizioni di mercato garantite da denaro pubblico o privative di carattere pubblicistico. Il fatto più grave è che loro vengono a comprare a prezzi stralciati perché le nostre banche sono costrette ad applicare norme sulla formazione dei bilanci molto più restrittive di quelle applicate nei fatti in Francia e in Germania. Il caso emblematico è Banca Marche che ha messo in perdita totale un grosso investimento immobiliare (500 milioni) ed ha dovuto accantonare un miliardo quando le perdite effettive potranno aggirarsi intorno a 300 milioni, forse 200. La nostra stampa specializzata non fa altro che sparare addosso alle nostre banche perché foraggiata da interessi non precisati. In particolare i bilanci delle banche tedesche sono assai oscuri. Ma questo chi lo dice?

 
20/08/2013 - rubandoli? (pier luigi tossani)

mi sembra un discorso infondato, quello di Borghi. L'Italia ha 2300 mld di euro di debito, e 100 mld di interessi l'anno da pagare. Quindi, è praticamente in bancarotta. Rispetto alla Germania, per dirne una, importiamo frotte di AUDI, Mercedes e BMW, mentre esportiamo... quante FIAT/ALFA?... ditelo voi. Quindi, è chiaro, e non c'è nessun furto, che i tassi di interesse non possano che rispecchiare questa amara realtà. Smettiamo di dare la colpa agli altri, per il nostro fallimento.