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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. La "svendita" americana mette in allarme Europa (e Italia)

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Appare chiaro, quindi, che la Fed farà di tutto per evitare questa ipotesi, cercando di calmierare i rendimenti dei decennali, anche con acquisti diciamo istituzionali. Ma attenzione, nonostante la fuga di massa dalle equities statunitensi, di fatto già oggi il Treasury a 10 anni rappresenta un potenziale bersaglio per i cercatori di rendimento, visto che prezza un premio di oltre 70 punti base sullo Standard&Poor’s 500, oggi ai massimi da due anni. Insomma, il decennale Usa tanto scaricato, paga uno 32% in più di yield rispetto a quello che, di fatto, è il mercato equity più esposto alla leva di sempre. Quindi, come sono arrivati, i soldi nipponici per comprare il nostro debito e quello spagnolo possono anche sparire, come hanno fatto in giugno nei confronti delle equities Usa. Basta poco. Uno scossone in Grecia, una crisi di governo in Italia o in Spagna o ancora in Portogallo, rinnovati timori per Cipro. Oppure un governo stabile che esca dalle urne tedesche il 22 settembre.

A quel punto i timori che hanno spinto in questi giorni i rendimenti del Bund a 10 anni all’1,89%, il massimo da diciassette mesi, spariranno, lo spread tedesco scenderà e i cosiddetti periferici torneranno potenzialmente nel mirino. E senza gli yen a pioggia di questo periodo e con gli Usa in trincea per salvarsi la ghirba, sarà davvero ma davvero dura. Domani verranno rese note le minute del meeting del Comitato monetario della Fed degli scorsi 30 e 31 luglio, mentre giovedì inizia la conferenza della Fed di Jackson Hole, dalla quale dovrebbe uscire la verità sul “taper”. Il tempo della tregua e dell’incertezza sta per finire. 

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