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Economia e Finanza

TASSE/ Giannino: l'Imu? Una finta abolizione che pagheremo cara

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Il Tesoro ha fatto chiaramente capire che questi due miliardi comporteranno inevitabilmente un aggravio di imposte. Se invece restasse tutto uguale, i Comuni riceverebbero comunque i due miliardi di euro, ma tale cifra non sarebbe aggiuntiva al gettito ma tagliata dai trasferimenti statali. Altri nodi da chiarire riguardano infine l’unificazione e l’imposta sui servizi.

 

Come dovrebbe essere pensata la Service Tax?

Di fronte a un’imposta che di fatto è già patrimoniale, reddituale, diversa a seconda dell’utilizzo dell’immobile e con margini non chiari di compartecipazione tra centro e periferia, la questione dei servizi avrebbe senso solamente se ci si limitasse alla quota dei cosiddetti servizi indivisibili.

 

Vale a dire?

Sono essenzialmente quei servizi che il Comune eroga a tutti, come l’illuminazione pubblica, la manutenzione del verde, delle strade e così via. L’intenzione del governo, invece, sembra essere quella di mettere insieme servizi indivisibili con quelli divisibili, cioè quelli riferibili ai singoli cittadini, i quali ne usufruiscono individualmente, come la sanità o il trasporto pubblico. Un'azione di questo tipo rappresenterebbe un ennesimo pasticcio che al momento non possiamo davvero permetterci e che probabilmente andrebbe a generare un’imposta senza precedenti.

 

C’è poi l’aumento dell’Iva a ottobre...

Sono dell’idea che anche in questo caso il Tesoro voglia solamente dare copertura stabile al mancato aumento di un punto percentuale sull’aliquota generale dell’Iva ritoccando le aliquote preferenziali per questo o per quel settore. Fare questo significherebbe lasciare la situazione di fatto immutata.

 

Cosa fare allora?

Fino a che non si deciderà seriamente di identificare punti aggiuntivi di spesa pubblica da tagliare, per coprire poi l’abbassamento complessivo della pressione fiscale, non andremo da nessuna parte. Bisogna tagliare la spesa pubblica, altrimenti non faremo altro che continuare a fingere di accontentare richieste, ma producendo un effetto sull’economia reale che rimane di progressivo peso recessivo.

 

(Claudio Perlini)

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