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FINANZA/ Bertone: Italia, attenta alla "trappola" d'autunno

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5 - La politica espansiva della Fed (e della Bce), oltre a consentire all’’Occidente di curare la ristrutturazione delle imprese ha così “drogato” i sogni del Brasile lanciato alle spese per i Mondiali piuttosto che il miraggio di grandezza di Istanbul, che per Erdogan dovrebbe presto ospitare la terza Borsa del pianeta (oltre che il primo aeroporto del mondo). E così via. Oggi, però, la storia presenta il conto: l’attivo delle partite correnti si è rimpicciolito, è tornato a salire il debito estero. E i dollari riprendono la strada del ritorno sotto la regia di Washington Vacillano le monete di India, Thailandia, Indonesia, Brasile, Turchia e altro ancora. Una frenata è d’obbligo e se non la si fa adesso si rischia un crash più avanti.

6 - Il giro di boa, fino a poco tempo fa, non sarebbe stato ipotizzabile. Il surplus commerciale cinese o degli altri Emergenti finiva infatti per sostenere il debito pubblico Usa (e in misura minore anche dell’area euro). Di qui una politica monetaria accomodante che è servita a proteggere gli investimenti nei Bond del Tesoro Usa, naturale sbocco dei creditori asiatici. Ma le cose, in questi mesi, sono cambiate: da maggio a luglio, gli Emergenti (Cina esclusa) hanno venduto Bond per 81 miliardi di dollari, Cina e Giappone hanno fatto più o meno altrettanto. Tokyo e Pechino sono così riuscite a evitare brusche minusvalenze (il prezzo dei titoli è arretrato del 14% in un anno). Istanbul, New Delhi e Brasilia non sono riuscite a limitare la frana delle valute nazionali. Nel frattempo, le Borse occidentali non hanno subito scossoni particolari, a partire da Wall Street.

7 - La realtà è che gli Stati Uniti hanno ormai cambiato pelle. Non solo, grazie alla tecnologia, è stata consolidata una leadership ormai tradizionale, ma, per merito del boom dell’energia, gli Usa si sono affrancati dalla dipendenza energetica. La ripresa, favorita anche dal rilancio dell’immobiliare e dal risanamento del credito (cui non sono stati estranei i forti investimenti asiatici) è ancora fragile. Ma, dato forse sottovalutato, il deficit pubblico americano si sta riducendo a vista d’occhio mentre la bilancia dei pagamenti, grazie all’energia, al settore agricolo (e del bestiame in particolare) sta registrando un miglioramento formidabile.

8 - La stessa Europa, dopo anni di crisi, appare meno brutta se vista dal di fuori. Gli sforzi di riequilibrio della parte meridionale del Continente cominciano a dare buoni frutti, le prospettive di ripresa sono più incoraggianti di quanto offerto dai latini Emergenti. Di qui la novità, non da tutti ancora compresa: molti capitali in uscita dagli Emergenti, dopo aver fatto tappa a Wall Street, proseguono la rotta verso gli Etf e fondi azionari europei. Italia non esclusa.