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IMU E IVA/ Gentili: Il "lodo Squinzi" può aiutare Letta

Pubblicazione:venerdì 23 agosto 2013

Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Ritengo che gli effetti di un’abolizione dell’Imu sulla prima casa non vadano sottovalutati. L’Italia è un Paese in cui l’80% dei cittadini è proprietario di case, e che ha nell’edilizia uno dei volani storici dell’economia. L’aggravio dell’Imu nel 2012 si è fatto dunque sentire anche in termini di riduzione del mercato immobiliare, delle compravendite e del patrimonio immobiliare, determinando di fatto una crisi dell’edilizia. La questione fondamentale è comunque quella che accennavo prima. Il dossier sul tavolo del ministro Saccomanni riguarda 4,4 miliardi su base annua, di cui 2,4 miliardi per cancellare in modo definitivo la prima rata dell’Imu. Su un monte di spesa pubblica di 800 miliardi di euro si tratta di una cifra piuttosto contenuta.

 

Lei su quali capitoli interverrebbe per tagliare la spesa pubblica?

Interverrei secondo le linee che sono note da tempo e che andavano attuate molti mesi fa, introducendo una spending review intelligente. Il contrario di quanto si fa di solito quando si praticano tagli lineari sui soldi necessari per la manutenzione o l’ordinaria amministrazione come la benzina per le forze dell’ordine che devono assicurare la nostra sicurezza.

 

E per quanto riguarda i 250 miliardi di agevolazioni fiscali?

Nel monte delle agevolazioni fiscali ci sono più di 100 miliardi che riguardano il sostegno alle persone e in generale il welfare: ritengo che questi ultimi non vadano toccati. Ma ci sono anche altre voci, per un ammontare di almeno 150 miliardi, che riguardano incentivi alle imprese. Il paradosso è che da tempo Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, sostiene che i sussidi alle aziende andrebbero azzerati per avere in cambio meno tasse sulle imprese e sul lavoro, ma i governi che si sono succeduti non lo hanno ancora ascoltato.

 

(Pietro Vernizzi)



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