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FINANZA/ Il Monopoli mette in imbarazzo Obama (e il Pd)

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Fannie Mae, uno degli enti che ha erogato più mutui subprime (Infophoto)  Fannie Mae, uno degli enti che ha erogato più mutui subprime (Infophoto)

Per favore, ditemelo voi quale sarebbe l’etica di Obama, perché non ho visto una sola legge, nemmeno piccola piccola, che sia andata a intaccare il potere oligopolistico delle grandi banche d’affari. E non ne vedo all’orizzonte, visto che l’Obama chiamato in causa dai deputati del Pd è lo stesso che è stato eletto proprio con i voti della comunità finanziaria e che si finanziava con cene elettorali con banchieri e gestori di fondi. Come hanno fatto e faranno tutti i presidenti Usa, piaccia o meno al Pd. Poi, il punto peggiore, ovvero la bugia e la malafede declinata in populismo (o, forse, pauperismo) da quattro soldi: «Si torna ad esaltare la turboeconomia che ha aperto la crisi finanziaria del 2008.. È tornato d’attualità lo scandalo dei mutui subprime che nel 2008 portò al crollo dei mercati azionari di tutto il mondo». Vero, ma perché sono nati i mutui subprime? Perché le banche hanno cominciato a impacchettare quei mutui che concedevano (sapendo fin da principio che si sarebbero tramutati in sofferenze), tramutandoli in prodotti d’investimento per fare soldi? Chi sta alla radice della crisi che stiamo ancora oggi patendo? Un altro idolo dei deputati del Pd tanto preoccupati dalla nuova versione del Monopoli: Bill Clinton e le politiche sulla casa e sul credito della sua Amministrazione, la peggiore della storia degli Stati Uniti (anche se Obama sta riuscendo nell’arduo compito di spodestarla).

Vi siete mai fatti questa domanda? Vi siete mai chiesti perché le banche, il cui compito è gestire il rischio di credito, hanno prestato soldi a persone che erano “subprime”, ovvero con credenziali finanziarie disastrose? E perché i regolatori, che dovevano vigilare sul mercato del credito, hanno permesso che negli anni dell’Amministrazione Clinton venissero concessi prestiti ad alto rischio per qualcosa come 28 miliardi di dollari?

C’è una data che raccoglie tutte le risposte a queste domande: 12 settembre 1992. Quel giorno, l’allora candidato presidente Bill Clinton propose, nel suo programma dal titolo “Putting Peolpe First”, di usare i soldi dei fondi pensione privati per investire nella priorità del governo, soprattutto l’edilizia a prezzi calmierati, «al fine di generare ampi benefici economici a lungo termine». Nel 1994, una volta eletto, il buon Clinton scatenò i suoi mastini: il ministro del Lavoro, Robert Reich, e quello per lo Sviluppo abitativo e urbano, Henry Cisneros, il quale dichiarò che «gli investimenti in edilizia a prezzo calmierato sono sicuri come quelli che i fondi pensione fanno normalmente in azioni e obbligazioni». Sei fondi pensione ci cascarono - o furono costretti a cascarci da pressioni politiche - e investirono in un piano di edilizia popolare garantito da 100 milioni di dollari stanziati dal governo federale, peccato che quel programma non partì mai. A quel punto non solo i fondi pensione, ma anche i sindacati dissero chiaro e tondo all’Amministrazione che i loro soldi li avrebbero gestiti come meglio credevano, non in base ai desiderata di Capitol Hill.

Pensate che Clinton abbia incassato la sconfitta e cambiato strategia? No, ha utilizzato per il suo grande piano di edilizia popolare i due enti para-statali Fannie Mae e Freddie Mac e costretto a fare altrettanto le banche commerciali, il tutto sfruttando una legge del 1977, il “Community Reinvestment Act”, la quale diceva semplicemente che le banche devono andare incontro alle necessità di credito dei territori in cui operano. I regolatori bancari, però, non si limitarono a questo: posero le banche sotto una pressione enorme affinché accordassero prestiti a clienti subprime, ovvero senza alcuna garanzia di credito. Di più, alle banche veniva dato un rating proprio in base al numero di prestiti subprime che erogavano e se non si raggiungeva un livello minimo non si potevano aprire nuove filiali o bancomat o nemmeno acquisire un altro istituto. E per ottenere quel rating non bastava andare incontro alle necessità del territorio, come diceva la legge sfruttata ad hoc, ma erogare a pioggia: tanto che, testimoniando davanti al Congresso nel 2008, l’ex capo della Fed, Alan Greenspan, disse chiaramente che «i primi passi del mercato dei mutui subprime essenzialmente emersero proprio con quei prestiti».


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COMMENTI
24/08/2013 - Infallibilità dei Politici! (Silvano Rucci)

Sappiamo che l’infallibilità è riservata al Sommo Pontefice, non sappiamo invece che anche i politici possono godere della stessa infallibilità, tanto da scatenare, con la complicità delle banche, una crisi Economica e Finanziaria mondiale, senza varcare minimamente la porta di un carcere! In Paesi come la Germania un deputato che ha sbagliato, non avendo fatto la propria tesi di laurea con farina del proprio sacco, ma avendola copiata, automaticamente si dimette dalla carica che occupa indegnamente. Questa è l’Etica! In altri Paesi invece gli errori macroeconomici passano sotto silenzio e tutto prosegue come prima. Sono Paesi questi della Repubblica delle banane? Questi silenzi assolutori sono il disonore delle Istituzioni Repubblicane!