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Economia e Finanza

IL CASO/ 1. Così l’euro manda "in tilt" anche la Germania

Wolfgang Schauble (Infophoto)Wolfgang Schauble (Infophoto)

Quarto punto: solide politiche fiscali, conti pubblici e poi, via a seguire, riforme adeguate al tenore della crisi serviranno eccome a rilanciare l’Europa. Come? Non è dato sapere. Ma allora esisterà un’Unione europea a base politica unitaria, con l’euro non a fare il Dracula della situazione, ma a porsi come fondamento di fiducia - perché a questo servono le monete - nel contesto delle fragili società europee e dei popoli? Non è dato sapere. Ma la Germania c’è e lavora per voi: non disturbate il manovratore, dunque.

Habermas ci va giù duro sul settimanale  Der Spiegel, massacrando la politica della Merkel e le argomentazioni del povero Schäuble: la Merkel naviga a vista; la Germania sta divorando l’Europa e gioca con le crisi dei conti altrui per ottenere un plusvalore politico, altrimenti impensabile; il no della Merkel all’unione bancaria è una strategia inibitoria e perdente a carico di un’élite tedesca - e questo appare il colpo più duro del filosofo al suo Paese - che non ha più niente da dire e rimane attaccata alla cadrega del potere con la stessa energia creativa di un morto che cammina.

Ne vien fuori un panorama della Germania sconfortante. Un Paese incapace di puntare in alto e ormai segnato dalla fine di una stagione politica, quella merkeliana, ovvero post-kohliana e - aggiungiamo pure - post-brandtiana, e vedremo perché. Il sogno europeo è finito e la politica tedesca vale le contraddizioni di una Germania “troppo debole per mettere il continente sotto il suo controllo, ma troppo forte per allinearsi”. Troppo e troppo poco.

Ma questa storia ha dietro di sé un processo di critica radicale dell’idea di fondo di un’Europa tanto impolitica quanto iper-bismarckiana e votata alla tutela delle élites al comando, da Maastricht in poi. È il socialdemocratico Helmuth Schmidt, ex Cancelliere tedesco, a richiamarlo, in una lettera aperta pubblicata su Die Zeit l’8 novembre 1996 e indirizzata ad Hans Tietmeyer , allora Presidente della Bundesbank, e ostile all’introduzione dell’euro. Un avversario ostico di Kohl, che sosteneva di giocarsi la sua esistenza politica proprio nella partita dell’introduzione della moneta unica europea. Da notare che gli “scopi” del Presidente della Bundesbank apparivano “positivamente pro-europei”, ma di fatto “i suoi effetti” risultavano “negativi”.

Traiamo questo documento dall’ebook di Giulio Sapelli, “Chi comanda in Italia? Il potere tra innovazione e tradizione” (goWare, 2012: Appendice: pp. 55-61). Una Germania incapace di guardare avanti, sia in misura anti-euro, sia in chiave euro politico. E Kohl, che era la politica in Germania e in Europa, non a caso ha criticato a fondo, insieme a Brandt, quest’egemonia teutonica su base luteran-finanziaria e fortemente bismarckiana-regolatrice.

Opposte tendenze - anti-euro -, medesime direttrici di marcia: qualcosa vorrà dire, no?

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