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Economia e Finanza

AGOSTO 2013/ Gli errori di Europa e Usa avvicinano la fine dell'Italia

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Diverso il caos della Russia: soffre dell'isolamento di una grande nazione prigioniera e solitaria tra un'Europa ostile che vuole le sue risorse energetiche, ma non le permette di espandersi grazie a regole concorrenziali demenziali (che stanno mandando tutta l'industria europea in decadenza per caduta dei margini e assenza di consolidamento tacciato di monopolio peccaminoso, avendo dimenticato il sacro testo di Sylos Labini su "Oligopolio e progresso tecnico"…) e una Cina con cui deve negoziare per il rifiuto Usa ed europeo di riformulare il volto complessivo del mondo post guerra fredda. Infatti si è immaginato che si possa continuare a produrre crescita escludendo la Russia dall'Europa e dal mercato mondiale: solo nel 2011 la si è ammessa nel Wto ratificando una incapacità tragica degli Usa di comprendere il nuovo mondo post Reagan e post Gorbaciov. 

I Brics cresceranno meno e con ritmi più lenti e questo riclassifica tutta la crescita dell'America del Sud, salvo il Mexico e la Colombia, che hanno scelto una via non così legata al ciclo furioso delle commodities. Che, per altro, appunto, ora sta crollando, trascinando con sé i paesi commodites dipendenti… Tutti gli altri paesi saranno costretti a riclassificare i rapporti tra industrie mineraria e oil and gas e il ciclo mondiale, rivolgendosi sempre più sia verso il mercato interno sia verso nuovi mercati esteri. È ciò che chiedono in fondo le loro classi medie mobilitantisi in questi ultimi mesi e che espimono bene le teorie di Tilly, Hamson e mie quando studiavamo i fenomeni di mobilitazione collettiva. Fenomeni che si determinano solo in fasi ascendenti dei cicli economici e politici e per imporre cambiamenti nell'agenda dei consumi. Ora le classi medie di quei paesi vogliono infrastrutture, beni immateriali come la cultura, la qualità della vita e riscoprono in tal modo ogni tradizione (il ciclo politico) che può preparare la loro solidarietà organizzativa. Ecco il laicismo in Turchia e l'indigenismo in alcuni paesi sud americani, come lì è già avvenuto e come avverrà tra poco in forme assai più dispiegata: si veda il caso non solo della Bolivia, ma soprattutto del Perù, epicentro di tutte le culture politiche sudamericane. Ciò avrà profonde conseguenze in merito allo sfruttamento delle risorse minerarie, aprendo un nuovo capitolo della storia energetica sudamericana.

Naturalmente il mondo è ora dominato dal conflitto nordafricano, che vede il ritorno del nasserismo rivisitato e riclassificato dai cambiamenti intervenuti sulla scena internazionale con la caduta dell'Urss, con il riemergere dei militari come forza di stabilizzazione in forma diversa dal passato. Con Nasser e anche con il bathismo e quindi anche in Siria e in Iraq essi costruivano la nazione: oggi la difendono dal cosmopolitismo post-distruzione del Califfato (con Ataturk) che ha dato vita alle fratellanze musulmane e ora pone in pericolo lo stesso rapporto con l'Occidente tra ciò che rimane di quel passato e le nuove formazioni ierocratiche che cercano in vario modo di assumere il potere − dopo la caduta dello Scià in Persia − in tutto il Medio Oriente e in tutte le aree musulmane mondiali. Godono dell'appoggio di potenti forze statuali come l'Iran da un lato e l'Arabia Saudita e il Quatar dall'altro. Ciò è dinanzi a noi tutti grazie alle cosiddette primavere arabe che si sono presto rivelate per ciò che sono realmente e su cui anch'io ho scritto distesamente: una rivolta di classi medie sia laiche sia islamiche l'una contro l'altra armate.


COMMENTI
28/08/2013 - GUERRA (alcide gazzoli)

tutta la turbolenza italiana rispecchia la grave situazione internazionale di guerra che gli Usa si apprestano a scatenare a partire dalla Siria. L'Italia da sempre paese dialogante con le diplomazie internazionali e massimo interlocutore dei paesi del mediterraneo per una politica di distensione e pace, è un ostacolo alle strategie aggressive dei paesi egemoni alla ricerca di fonti energetiche e di posizioni geopolitiche di dominio. Tutti questi ultimi decenni ne sono stati un gravissimo esempio: tangentopoli e la destabilizzazione italiana che prosegue sistematicamente dal 94 senza una autorevole mediazione di forti partiti nazionali capaci di opporsi all'ingerenza straniera è la drammatica esperienza a cuì siamo esposti. L'antica politica estera degasperiana-andreottiana di distensione e di rapporto con i paesi africani e non solo ( anche collaborando direttamente con dittatori di opposti schieramento) ha garantito all'Europa e al mondo un 50nnio di pace e anche in quei paesi di difficile democrazia progressi ai diritti religiosi,politici, civili e incremento dei rapporti commerciali ed economici. Destabilizzando l'Italia che è il paese "ponte" per eccellenza ( sia di cultura, religione, razze, economia.. ) tra il continente africano e l'Europa - di assoluta importanza geopolitica - si potrà minare l'Europa e quindi impedirgli di svolgere la sua influenza sul teatro mondiale. Chi ne guadagnerà? Usa, Cina...Chi potrebbe opporsi a questo disegno: la Russia. E l'Europa

 
28/08/2013 - Pubblicazione 28 Agosto Sapelli (alberto mantovani)

Complimenti e Grazie. Le vorrei inoltre porre due domande a proposito della mancanza della Russia in Europa. Qualcuno recentemente ci ha provato stringendo anche rapporti extrapolitici con Putin? E se si potrebbe essere questo il motivo per cui vorrebbero farlo fuori con mezzi non politici?