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AGOSTO 2013/ Gli errori di Europa e Usa avvicinano la fine dell'Italia

Pubblicazione:mercoledì 28 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 28 agosto 2013, 10.36

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E questo ha generato una rivoluzione tecnologica impressionante, nella disintermediazione delle majors medesime che hanno contrattualizzato la disintermediazione vendendo alle Nocs le capabilities per affrontare i nuovi orizzonti tecnologici che via via si sono delineati. Questo ha provocato un aumento della concorrenza e un affollarsi di nuove presenze indipendenti nell'oligopolio energetico mondiale. Ciò è esploso con la realizzazione del sogno del grande George Mitchel, il quale, dopo anni e anni di difficoltà, è riuscito a rendere operativo il suo sogno dell'estrazione del gas e dell'oil dal fracking, al cui progetto aveva lavorato tutta la vita (1919-2013) con una generosità utopica che è, ahimè, ormai scomparsa nel mondo energetico mondiale. 

Ma la rivoluzione dello shale oil and gas produce trasformazioni sia geostrategiche sia macroeconomiche sia microeconomiche. E queste ultime si concretano nella trasformazione dell'industria energetica, perché ridanno spazio alle piccole imprese indipendenti per il numero di wild cat di cui necessita lo shale oil e per il profondo ribasso del prezzo del gas provocato dalle scoperte shale, con un aumento, tuttavia, del costo del trasporto  che non potrà che rivoluzionare anche le strategie di intermobilità su scala locale e mondiale. Macroeconomicamente il ruolo del carbone e del petrolio è destinato ad aumentare nelle zone non interessate dal fracking, perché gli Usa intensificheranno la loro raggiunta indipendenza energetica esportando molto meno oil and gas di quanto facessero un tempo: il tutto mette in discussione il livello dei prezzi, con una riclassificazione degli andamenti di redditività delle majors, che mentre vedono aumentare i costi di estrazione e di trasporto vedono diminuire il prezzo dell'oil e del gas sia per il fracking, sia per la crisi economica mondiale ancora in corso. 

Essa, anzi, si sta accentuando proprio nei Brics, che sono i più interessati dai processi di fracking per il loro basso grado di antropizzazione. Ma la conseguenza più rilevante è geostrategica, con la costante perdita di interesse degli Usa per dominio dell'area del Golfo e in generale nordafricana e mediorientale. Si apre un pericoloso vuoto di potere perché l'Europa non è in grado di colmare tale vuoto per le sue divisioni interne: per l'assenza di un esercito europeo, per le conseguenze devastanti dell'austerità economica che ha distrutto l'industria nei suoi capisaldi sud europei e che in alcune sue aree forti è sottoposta a rischi di crollo del procurement e dei mercati interni o di errori di governance per le divisioni franco-tedesche come dimostra il caso Eads. Le pulsioni imperiali benefiche della Francia non  hanno dietro di sé la forza economica per essere sostenute militarmente ed economicamente. Solo un'Europa che integri in sé la Russia potrebbe svolgere il compito egemonico adatto per porre sotto tutela e sotto stabilizzazione − alternando interventi militari, gioco diplomatico e accordi commerciali – un'area destinata a essere centrale per la stessa sopravvivenza dell' Europa sia dal punto di vista della sicurezza interna (per la penetrazione possibile di cellule terroristiche islamiche) sia per il suo sviluppo per il reservoir di energia presente nell'area e che rischia di finire nelle mani di una Cina sì in decadenza, ma, proprio per questo, sempre più pericolosamente aggressiva. 


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COMMENTI
28/08/2013 - GUERRA (alcide gazzoli)

tutta la turbolenza italiana rispecchia la grave situazione internazionale di guerra che gli Usa si apprestano a scatenare a partire dalla Siria. L'Italia da sempre paese dialogante con le diplomazie internazionali e massimo interlocutore dei paesi del mediterraneo per una politica di distensione e pace, è un ostacolo alle strategie aggressive dei paesi egemoni alla ricerca di fonti energetiche e di posizioni geopolitiche di dominio. Tutti questi ultimi decenni ne sono stati un gravissimo esempio: tangentopoli e la destabilizzazione italiana che prosegue sistematicamente dal 94 senza una autorevole mediazione di forti partiti nazionali capaci di opporsi all'ingerenza straniera è la drammatica esperienza a cuì siamo esposti. L'antica politica estera degasperiana-andreottiana di distensione e di rapporto con i paesi africani e non solo ( anche collaborando direttamente con dittatori di opposti schieramento) ha garantito all'Europa e al mondo un 50nnio di pace e anche in quei paesi di difficile democrazia progressi ai diritti religiosi,politici, civili e incremento dei rapporti commerciali ed economici. Destabilizzando l'Italia che è il paese "ponte" per eccellenza ( sia di cultura, religione, razze, economia.. ) tra il continente africano e l'Europa - di assoluta importanza geopolitica - si potrà minare l'Europa e quindi impedirgli di svolgere la sua influenza sul teatro mondiale. Chi ne guadagnerà? Usa, Cina...Chi potrebbe opporsi a questo disegno: la Russia. E l'Europa

 
28/08/2013 - Pubblicazione 28 Agosto Sapelli (alberto mantovani)

Complimenti e Grazie. Le vorrei inoltre porre due domande a proposito della mancanza della Russia in Europa. Qualcuno recentemente ci ha provato stringendo anche rapporti extrapolitici con Putin? E se si potrebbe essere questo il motivo per cui vorrebbero farlo fuori con mezzi non politici?