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FINANZA/ La guerra alla Siria? Un toccasana per l'economia di Obama

Pubblicazione:giovedì 29 agosto 2013

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In compenso, il mercato dei leverage loans americani andava a gonfie vele, l'unico settore del mercato corporate a non aver pagato il conto all'aumento dei rendimenti del Treasury: Western Asset Management e Oppenheimer Funds guidavano il plotone degli investitori, segnale che il "taper" pare un timore molto affievolito. L'Europa, poi, ha visto tutti i listini in forte ribasso sui timori di un intervento militare, con gli spread dei Paesi cosiddetti "periferici" di nuovo in crescita, dopo i giorni di ribassi "artificiali" dovuti agli acquisti giapponesi e alla fuga da Treasuries e Bund, da lunedì tornato nella colonna "buy" degli investitori.

Insomma, i capitali vagano da un capo all'altro del globo alla ricerca di profitto ma alla fine, tendono a optare per la stabilità, visto il clima bellico: niente mercati emergenti, attenzione all'azionario in Giappone (ieri un altro crollo del Nikkei, -1,51%) e niente Europa. E la "war rotation" sembra funzionare, soprattutto se unita alla strategia statunitense che si sta dispiegando in questi giorni: smetterla di offrire al mercato una visione distorta della ripresa dell'economia, rendere noti i dati in modo da indurre una correzione sul mercato azionario e spingere al ribasso i rendimenti dei titoli di Stato. Venerdì, dopo aver sfondato quota 2,90% e flirtato per un attimo con il 3%, il Treasury a 10 anni ha vissuto una brusca inversione, piombando in area 2,81% "grazie" al pessimo dato giunto dal mercato immobiliare, strettamente connesso alle dinamiche del debito, visto che va a impattare sui tassi dei mutui.

Lunedì, la riprova. Stando ai dati del dipartimento del Commercio statunitense, a luglio, gli ordini di beni durevoli sono scesi del 7,3%, ben più di quanto atteso dagli analisti che avevano stimato un ribasso del 4%: rendimento del decennale giù in area 2,78%. Martedì, poi, altro calo in area 2,752% e altra conferma: l'indice Case Shiller 20 City Composite falliva le aspettative, crescendo solo dello 0,89% contro le attese dell'1%, il tasso di crescita sequenziale più basso dal novembre scorso. E anche il dato della fiducia dei consumatori della Fed di Richmond veniva subito sezionato dagli analisti: 14 è sì il livello più alto da agosto 2012 ma è basato solo sull'aumento del sub-indice sulle aspettative, salito a 88,7 da 86, mentre quello sulla situazione attuale è sceso da 73,7 a 70,7, il peggior calo da gennaio. 

A mettere la pietra tombale sul mito della ripresa del settore real estate, poi, ci pensava Bob Shiller ai microfoni di Cnbc, a detta del quale "nulla di questo è reale, il mercato immobiliare è diventato molto speculativo e guidato da un'esuberanza irrazionale". Il debito Usa torna quindi ufficialmente appetibile a fronte della già ribattezzata sindrome della "bad-news-is-good-news". Ma tutte le scadenze statunitensi sono tornate nel mirino di chi cerca beni rifugio: martedì solo i titoli a due e tre anni vedevano rendimenti in limitato aumento allo 0,038% e allo 0,381%, mentre quelli a 5 anni e 30 anni scendeva rispettivamente all'1,562% e al 3,744%.  


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