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IMU/ Campiglio: una boccata d'ossigeno che non accende la ripresa

Pubblicazione:giovedì 29 agosto 2013

Angelino Alfano ed Enrico Letta (Infophoto) Angelino Alfano ed Enrico Letta (Infophoto)

La tassa sui servizi comunali (perché chiamarla "service tax"?) è in linea di principio più accettabile, a condizione che si tratti proprio di una tassa nel senso proprio, cioè il corrispettivo di un servizio, o di un insieme di servizi prestati dal Comune in cui si risiede, piuttosto che di un tradizionale prelievo d'imposta: in questo modo i cittadini potrebbero mettere sul piatto della bilancia ciò che pagano con la qualità della pulizia delle strade o dei servizi sociali. Non è in realtà un esercizio semplice perché la gran parte delle infrastrutture chiave di una società moderna, come quella italiana, è reticolare e coinvolge una molteplicità di comuni. 

Mentre la politica monetaria è migrata a Francoforte, la politica fiscale è ormai con un piede in Italia e l'altro a Bruxelles: nel corso degli ultimi due anni abbiamo sottoscritto impegni europei che stanno profondamente trasformando lo Stato e il ruolo della Pubblica amministrazione, in particolare per ciò che riguarda il decentramento fiscale e le competenze locali. Ma ciò sta avvenendo più sulla spinta delle emergenze che secondo un disegno, per quanto approssimato. Tuttavia ciò che oggi si decide crea nuove istituzioni e regole che una volta in vigore sarà difficile cambiare, o migliorare: è necessaria una visione più complessiva del sistema fiscale perché con il livello di pressione fiscale raggiunto, la sua riduzione, centrale o locale, diventa ormai lo snodo decisivo per la crescita al paese.



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