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FINANZA/ Così l'Europa si prepara a commissariare l'Italia

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Enrico Letta (Infophoto)  Enrico Letta (Infophoto)

Ma bando agli scrupoli. "L'obiettivo del nostro lavoro – è la replica – è di massimizzare la resa del portafoglio in mano allo Stato". Il vantaggio, insomma, sarà sia dei creditori che del debitore, che finora ha brillato solo per la sua impotenza. La vendita dei beni in mano allo Stato è, del resto, già nei programmi di governo: 80mila edifici, siti di interesse turistico, intere isole. Ma fiora, tra veti ambientali, ricorsi alle magistrature amministrative, resistenze della burocrazia e tutela del patrimonio archeologico. Di recente, un'offerta sull'isola di Rodi è andata in fumo dopo che l'agezia delle privatizzazioni ha scoperto che sul sito offerto, spiaggia compresa, era stato illegamente costruito un albergo a quattro stelle. 

È presto per capire come andrà a finire la prima iniziativa dell'Ems. Non è certo facile dirimere la questione tra l'orgoglio nazionale, legittimo, dei greci che, tra l'altro, ormai a stragrande maggioranza la pensano come la signora Merkel (perché abbiamo lasciato la dracma?) e gli altrettano legittimi interessi dei creditori. Se vogliamo costituire una comunità alla pari, è il ragionamento, occorre che tutti si assumano le proprie responsabilità. E se in un Paese si stenta a venire a capo di resistenze e deboleze congenite, ci vuole un aiuto da parte degli alleati. 

È evidente, però, che ancora una volta il test della Grecia ci tocca da vicino, come è già accaduto allo scoppio della crisi dell'euro, erroneamente intesa all'inizio come una crisi locale. Oggi, come allora, quel che si decide per Atene vale pure per Roma: il catasto italiano, che pure esiste (grazie alla burocrazia dello Stato giolittiano...) richiede almeno 5 anni di lavoro per tornare all'onore del mondo; le spiagge dei nostri litorali sono amministrate con criteri medievali sulla base dei diktat delle lobbies locali; nessun governo è stato ancora in grado di privatizzare una sola caserma; il cambio di destinazione d'uso di un edificio pubblico è pratica più complicata di un accordo Onu. E qualsiasi tentativo di vendita fa fiorire una foresta di ricorsi. 

L'indomani della legittima soddisfazione del governo Letta per aver suprato il test dell'Imu è il caso di ricordare che gli esami, quelli veri, non solo non finiscono mai. Ma non sono nemmeno cominciati. 



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COMMENTI
31/08/2013 - commento (francesco taddei)

oggi chi si azzarda a mettere in dubbio l'europa come bene assoluto è bandito dalla società. ci ripetono tutti che serve più europa? eccola l'europa!

 
31/08/2013 - commento (francesco taddei)

la ristrutturazione forzata del debito italiano è conseguenza della visione italiana del vivere con i soldi degli altri. e gli altri prima o poi li rivogliono indietro. allora, venderemo gli asset strategici come fecero prodi,amato,ciampi nel '92 o ci concentriamo su quei settori dove lo stato può lasciare spazio al mercato, tipo le municipalizzate che secondo l'Istituto Bruno Leoni ci costano 30 miliardi l'anno (togliendo potere a sindacati e sindaci)? solo riducendo la spesa si può ridurre il debito pubblico, come su queste pagine descritto con l'esempio del portogallo. e poi un rapporto tra grandezza della popolazione e assunzioni nella P.A.? o continuiamo ad assumere anche se sono in più? e i costi standard della sanità che ci farebbero risparmiare qualche miliardo li applichiamo? è meglio vendere le ultime grandi aziende, così loro delocalizzano e noi facciamo più spesa?