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FINANZA/ Sapelli: ecco i tre “disastri” se cade il governo Letta

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Me ne guardo bene. C'è un elenco di fatti incredibili se visti secondo una logica istituzionale e politica. La sentenza della Cassazione, tanto per cominciare, non favorirà certo gli investimenti esteri. Ma questo è solo una considerazione generale. Poi ci sono le dichiarazioni del dopo-sentenza, da quella di Guglielmo Epifani alle repliche dei vari esponenti del centrodestra, fino alla proposta della “new entry” Marina Berlusconi, in modo da fa passare il partito da personale a partito dinastico. Insomma una catena di errori da far venire i brividi anche con questo anticiclone africano che opprime tutti con il suo caldo.

Proviamo a fare uno scenario complessivo di quello che potrebbe accadere, in caso di caduta del governo di Enrico Letta. Il minimo sarebbe una sorta di quello che un tempo si chiamava “governo balneare” che poi ci porterebbe a nuove elezioni in autunno 

Il quadro in questo caso, visto nel suo insieme, è molto più complesso. Prima accennavo ai riflessi che la caduta del governo avrebbe sulla situazione economica che è sempre grave e problematica. Ma guardando ai fattori nel suo insieme, mi sembra che si possa riassumere la situazione in tre punti di grande gravità. Il primo è quello della “deflagrazione” della politica in Italia. Riguarda tutti: basti pensare al Partito democratico, con i “renziani” scatenati, che potrebbe arrivare al rischio di un'implosione. Da questo primo elemento ne discendono altri due. L’instabilità, anzitutto, che si creerebbe nelle nostre grandi imprese ancora pubbliche: i “patti sotterranei”, chiamiamoli così, che ancora reggono al momento, nonostante la situazione non semplice, come farebbero a resistere di fronte a una deflagrazione politica di questa portata? Infine c'è tutto il resto del Paese, con il mondo dell'impresa che ritornerebbe in uno stato di maggiore e ulteriore sfiducia.

C'è qualcuno che in questo momento potrebbe o dovrebbe lanciare un appello alla stabilità?