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AGOSTO 2013/ La nuova lettera "segreta" della Bce all’Italia

Pubblicazione:martedì 6 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 agosto 2013, 11.03

Mario Draghi (Infophoto) Mario Draghi (Infophoto)

Il governo italiano, dunque, con la prossima legge di bilancio dovrebbe prevedere una significativa riduzione della spesa pubblica corrente al netto degli interessi, misurata in percentuale del prodotto lordo annuo, delle stesse dimensioni realizzate dai paesi che hanno ottenuto il risanamento strutturale delle finanze pubbliche, come la Germania, la Finlandia, il Belgio, per i paesi della zona euro, o la Svezia. Si tratta di tre-quattro punti di Pil l’anno per almeno un triennio, applicando poi la regola del pareggio non alla spesa storica, ma a quella effettiva annua. Per essere chiari, la riduzione deve riguardare il livello assoluto, non una diminuzione dei ritmi di crescita, come è avvenuto nel passato. La discussione che si è aperta in Italia sulla possibilità di ottenere maggiore elasticità nei parametri del disavanzo pubblico, non tiene conto non solo della dinamica del debito, ma soprattutto del fatto che non è stata invertita la dinamica della spesa corrente, unica condizione che consentirebbe di recuperare spazi per la crescita.

Parte delle risorse risparmiate, infatti, potrebbero essere utilizzate per un allentamento della pressione fiscale con una riforma tributaria di più lungo periodo. La scelta è piena facoltà dei governi nazionali, il Consiglio direttivo può solo suggerire l’impostazione a suo parere più idonea a stabilizzare le finanze e favorire lo sviluppo. Secondo l’opinione prevalente nella Bce, occorre spostare l’equilibrio verso l’imposizione indiretta, alleggerendo in misura proporzionale quella diretta.

Siamo convinti che l’Italia soffra di una crisi di competitività di lungo periodo per affrontare la quale occorrono riforme strutturali dei mercati e il Consiglio direttivo si rammarica che non siano state accolte le raccomandazioni contenute nella prima parte della lettera del 5 agosto 2011. Con rincrescimento, dunque, siamo costretti a riproporre quasi alla lettera il testo di allora: “Vediamo l’esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita… Le sfide principali sono l’aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno dei sistemi regolatori e fiscali più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l’efficienza del mercato del lavoro”. In particolare, allora il Consiglio della Bce indicava tre punti:

“a) Una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura dei servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala.

b) Riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi a livello d’impresa, in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione.

c) Un’accurata revisione delle norme che regolano l’assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione della disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro”.


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COMMENTI
07/08/2013 - missive vecchie e nuove (antonio petrina)

La nuova missiva della BCE ,come la precedente ,deve essere di vera spending e vera revieuw ,senza considerare poi che keynes diffidava dalla repubblica delle banane per uscire dalla recessione!