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Economia e Finanza

AGOSTO 2013/ La nuova lettera "segreta" della Bce all’Italia

Due anni fa Trichet e Draghi scrivevano una lettera al Governo italiano. Oggi ci sarebbero le condizioni per una nuova missiva. STEFANO CINGOLANI ne immagina il contenuto

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Se oggi Mario Draghi scrivesse una nuova lettera al governo italiano, che cosa direbbe? Sì, una seconda lettera, perché due anni fa (proprio il 5 agosto) c’era la sua firma insieme a quella di Jean-Claude Trichet, l’allora presidente della Bce. Anzi, secondo molte versioni autorevoli (Giulio Tremonti, per esempio) le proposte concrete erano uscite dalla penna dell’allora governatore della Banca d’Italia, il quale aveva convinto Silvio Berlusconi ad anticipare di un anno il pareggio del bilancio. Dietrologie a parte, oggi le condizioni per un’altra missiva ci sono, a cominciare da quelle politiche. Dopo la condanna a Berlusconi, nessuno può ragionevolmente prevedere se il governo Letta resterà in vita e per quanto. E una sua caduta farebbe ripartire la danza macabra dei mercati finanziari. Dunque, proviamo a simulare che cosa scriverebbe oggi l’Eurotower, seguendo lo stesso schema della lettera precedente:

Caro Primo Ministro (sic!), il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani, anche alla luce delle nuove tensioni politiche e del rischio che si apra un’altra fase di instabilità e ingovernabilità, non dissimile a quella che due anni fa ci indusse a indirizzare una lettera all’allora capo del governo Silvio Berlusconi. Il Consiglio direttivo ritiene che da allora le autorità italiane abbiano compiuto grandi sforzi per ristabilire la fiducia degli investitori, anche se i risultati raggiunti non sono ancora sufficienti né definitivi, come dimostra lo spread con i Bund tedeschi, tutt’ora superiore al livello precedente la crisi della primavera 2011. Per questo, una crisi di governo ed elezioni anticipate rischiano di far vacillare di nuovo quella fiducia.

Apprezziamo le iniziative volte a mettere sotto controllo il bilancio pubblico che ha consentito di uscire dalla procedura di infrazione. Tuttavia, il debito pubblico rispetto al prodotto lordo continua a crescere mentre avrebbe dovuto iniziare il cammino verso il rientro. A giudizio del Consiglio, le cause principali per questa mancata inversione nella curva del debito, sono due: la recessione produttiva e il continuo aumento della spesa pubblica.

L’aggiustamento delle finanze è stato realizzato con un forte incremento della pressione fiscale e ciò ha ridotto ancor più la domanda interna, mentre non sono state aggredite le componenti strutturali che nel corso degli anni hanno provocato un aumento delle uscite statali sempre superiore all’aumento delle entrate. È questo circolo vizioso che l’Italia deve spezzare per avviare un risanamento durevole nel tempo e aumentare la credibilità dei mercati.


COMMENTI
07/08/2013 - missive vecchie e nuove (antonio petrina)

La nuova missiva della BCE ,come la precedente ,deve essere di vera spending e vera revieuw ,senza considerare poi che keynes diffidava dalla repubblica delle banane per uscire dalla recessione!