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BANCHE/ Mps e co: a chi giovano gli “attacchi” di Bankitalia?

Ignazio Visco (Infophoto) Ignazio Visco (Infophoto)

Dopo un periodo relativamente lungo di tregua, Visco teme soprattutto la reazione dei mercati, fino a oggi comprensivi nonostante il recente taglio del rating di Standard&Poor’s: il governatore sa bene che il termometro dello spread è pronto a schizzare verso l’alto qualora lo scenario delle elezioni anticipate divenisse realtà. Del resto proprio Visco, quasi a preconizzare il futuro, aveva detto un paio di settimane fa che il Paese è ancora in una «fase critica, perché c’è un problema di stabilità istituzionale e politica che incide sulla capacità di cogliere le opportunità». Tutto vero, sacrosanto. Il problema però è un altro, almeno a mio avviso. Se le cose stanno così - e stanno in parte così - perché Bankitalia continua a massacrare le banche italiane con richieste di ricapitalizzazione, indagini sul provisioning e quant’altro? Non si rende conto che, stante la situazione, così facendo sta mettendo un bersaglio sui nostri istituti di credito? Mezza Europa ha usato aiuti europei e di Stato per salvare banche che erano profittevoli come un baracchino di salamelle davanti a San Siro e noi ci facciamo massacrare un giorno sì e l’altro pure per Monte dei Paschi? Anzi, prestiamo il fianco e quasi quasi agiamo da ufficio studi del Financial Times per fornire fango da mettere nel ventilatore mediatico.

So che le banche italiane sono deboli ma quelle spagnole, forse, sono forti? E quelle francesi, con leverage da hedge fund? E quelle tedesche, Deutsche Bank in testa, che hanno più derivati in pancia di JP Morgan? E Dexia? E le banche greche o portoghesi? Sono forse messe meglio le banche cipriote? La Banca di Spagna spaccia metadone come non ci fosse un domani, tanto che Cnbc due settimane ha avuto l’ardire di pubblicare un articolo in cui raccoglieva i giudizi univoci di alcuni analisti per i quali i titoli degli istituti di credito iberici erano ormai degni di tornare nei portafogli di investimento. Ora, al netto del fatto che è più sicuro mettersi un cobra nelle mutande che comprare azioni di banche spagnole, perché Bankitalia sposa la linea Tafazzi mentre il resto d’Europa racconta balle e sfrutta la tregua garantita dalle elezioni tedesche? Perché rendere note ai quattro venti le paure che albergano, invece che prepararsi in silenzio ad affrontarle, senza per forza doverci riempire le pagine di giornali?

Verrebbe da chiedersi a che gioco stia giocando Bankitalia. E, vi assicuro, non sarebbe una domanda retorica. 

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