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FINANZA/ La “balla” (a metà) della bolla americana

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Come abbiamo assistito anche in occasione delle precedenti crisi, la ripresa americana tende ad avvenire con una certa lentezza nello sviluppo di nuova occupazione. Il passo della domanda da parte delle imprese è in parte frenato dal fatto che c’è molta cautela, anche perché il Prodotto interno lordo cresce meno del 2% annuo e quindi non è in grado di generare occupazione in maniera robusta. Il mercato immobiliare sta ripartendo dopo avere toccato minimi storici assoluti. Dopo l’annuncio della Fed a fine maggio c’è stato un forte rialzo del tasso sui mutui, e questo tenderà a raffreddare la domanda di finanziamento immobiliare frenando l’intero settore.

 

Qual è il ruolo giocato dalla tecnologia del fracking nell’estrazione di gas e petrolio?


Nuove tecnologie come lo shale gas e lo shale oil potrebbero ridurre la dipendenza energetica americana, ponendo i paesi europei in un ulteriore svantaggio competitivo. L’Ue ha infatti una legislazione ambientale estremamente restrittiva.

 

E quindi?


Quindi è vero che, in attesa del fatto che l’economia ritorni ad accelerare, i motori della ripresa americana sono l’energia, il mercato immobiliare e il ritorno del credito alle imprese. Quello però che tenderei a enfatizzare è il concreto rischio che l’Europa sia messa in svantaggio competitivo rispetto agli Stati Uniti.

 

Come valuta le critiche di quanti affermano che Obama e la Fed avrebbero adottato delle politiche keynesiane?


Gli Stati Uniti non hanno avuto un modello di ripresa keynesiana. L’occupazione nel settore pubblico è in costante calo, sia a livello federale che statale. Lo stimolo messo in atto è stato di dimensioni molto contenute ed è servito ben poco a generare ripresa. In questo momento la ripresa è trainata soprattutto dalla politica monetaria della Fed, e non invece da una politica fiscale espansiva. Come segnala il Fondo monetario internazionale, quest’anno negli Stati Uniti ci sarà una stretta fiscale legata alle manovre di contenimento del deficit, e ciò frenerà il Pil dell’1,5%.

 

E quindi?

 

Quindi non ha senso affermare che la ripresa americana sia stata indotta attraverso politiche keynesiane. È pur vero che in campo monetario è stata adottata una strategia espansiva, ma non vedo lo scandalo di un intervento stimolativo. Pur con tutti i rischi legati alla ripresa d’oltreoceano, gli Stati Uniti possono contare su una banca centrale che sta dimostrandosi molto efficace nel contrastare le crisi. Noi come europei possiamo essere soltanto invidiosi.

 

(Pietro Vernizzi)



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