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FINANZA/ La “balla” (a metà) della bolla americana

Pubblicazione:martedì 6 agosto 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 6 agosto 2013, 11.13

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«La ripresa negli Stati Uniti non è immune da incertezze, ma i rischi più grossi sono alle spalle e in quanto europei possiamo essere soltanto invidiosi della capacità dimostrata dalla Fed di contrastare la crisi». Lo afferma Mario Seminerio, economista e direttore di Phastidio.net, secondo cui gli articoli pubblicati negli ultimi due giorni su due importanti quotidiani italiani, in cui si denunciano i pericoli di una bolla finanziaria negli Usa, «giungono quantomeno un po’ in ritardo».

 

Davvero negli Usa sarebbe imminente l’esplosione di una nuova bolla finanziaria come hanno scritto Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore?


Mi domando per quale motivo siano stati pubblicati questi articoli proprio adesso. Se c’era un rischio di bolla probabilmente era del tutto anteriore alla presa di posizione della Fed. A fine maggio, la Federal Reserve ha annunciato che avrebbe iniziato a ridurre il programma di Quantitative easing, azzerandolo a metà del 2014. Di per sé quindi il rischio di una bolla esiste non da oggi, ma da parecchio tempo, cioè da quando la Fed ha deciso di introdurre delle misure non convenzionali a difesa dell’economia. In questo momento però il rischio è in discesa, perché i rendimenti sui treasury sono in calo e il mercato ha trovato una maggiore compostezza.

 

Per quale motivo ne è così certo?


I multipli azionari in questo momento non sono alti ma nella media storica e la tendenza all’aumento degli utili delle società quotate a Wall Street è stazionaria o in lieve miglioramento. Detto questo, non escludo che ci siano alcune aree del mercato finanziario che hanno qualche rischio bolla. Mi riferisco in particolare alle obbligazioni societarie ad alto rendimento, come le cosiddette high-yield, o obbligazioni spazzatura, e al mercato dei loans o prestiti bancari ad alto rischio. Non è però un allarme di oggi, e probabilmente la fase di rischio più acuta è già alle spalle.

 

Che cosa ne pensa del fatto che la ripresa Usa è trainata da energia, mercato immobiliare e credito alle imprese, anziché da una crescita della domanda e dell’occupazione?


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