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Economia e Finanza

CALCIO E FINANZA/ Inter, i “misteri” della trattativa Moratti-Thohir

Massimo Moratti (Infophoto)Massimo Moratti (Infophoto)

Secondo, lo scorso fine settimana, nell’arco di 48 ore, due giornali del gruppo Rcs, La Gazzetta dello Sport prima e Il Corriere della Sera poi, hanno ospitato il Moratti-pensiero al riguardo. Sulla “rosea” il patron nerazzurro di fatto ufficializzava con un’intervista a cuore aperto la cessione della maggioranza all’indonesiano, dicendo chiaramente che era necessaria una svolta a livello societario per permettere all’Inter di competere in campo nazionale e internazionale con i grandi club. Il giorno dopo, invece, sul quotidiano di via Solferino appariva un articolo nel quale venivano ricostruiti tutti i dubbi e i dilemmi che ancora albergherebbero nella sua mente riguardo la cessione: l’amore per la squadra, il connubio Moratti-Inter ritrovato dopo gli anni del padre Angelo, la poca fiducia nel nuovo socio, di fatto un parvenu a certi livelli, e la tentazione di esplorare strade alternative, ovvero compratori cinesi o russi.

Ora, nessuno può essere così ingenuo da pensare che in casa Rcs su un caso di questo rilievo, i direttori di Gazzetta e Corriere, o quantomeno i capo-redattori, non si parlino, soprattutto quando si esce a distanza di un giorno l’uno dall’altro, in così palese contraddizione di contenuti su uno stesso argomento. Certo, quella di Moratti alla “rosea” era un’intervista, mentre il pezzo sulCorriere era un retroscena, ma nessuno all’Inter - Moratti in testa - ha sentito il bisogno di smentirne i contenuti o stigmatizzarne il tenore. Strano. Insomma, potrebbe essere che Moratti abbia voluto mandare due segnali distinti, attraverso due postini fratelli: largo a Thohir per non far innervosire ulteriormente l’indonesiano, ma se qualcun’altro si facesse avanti…

Terzo, ad agitare la galassia Moratti non c’è solo l’Inter. Anzi. Pochi giorni fa il consiglio di amministrazione della Angelo Moratti Sapa, l’accomandita che riunisce Gian Marco e Massimo e che controlla il 50,02% di Saras, ha approvato il progetto di scissione a favore di due società di nuova costituzione che saranno interamente possedute dai due fratelli. L’operazione avrà efficacia dal prossimo primo ottobre e non avrà nessuna conseguenza sul controllo di Saras: l’intero patrimonio della Angelo Moratti Sapa, inclusa la partecipazione in Saras, sarà diviso a metà e l’accomandita sarà sciolta e il diritto di voto sulla controllata sarà garantito da un patto parasociale. Ognuna delle due società, inoltre, non potrà trasferire, né totalmente né parzialmente, le azioni senza il consenso dell’altra. Insomma, a partire da ottobre il presidente Gian Marco Moratti e l’ad Massimo Moratti controlleranno direttamente il proprio 25,01%. Nessuna ripercussione sull’Inter, visto che non esistono garanzie sul debito della società (superiore ai 400 milioni) che coinvolgano - anche indirettamente - Saras e che la gestione della società è garantita dal patrimonio personale di Massimo.

C’è però un ma. Dopo l’Opa parziale, infatti, i russi di Rosneft non si accontenteranno di restare a lungo al 21% e quindi la famiglia Moratti con questa mossa potrebbe essersi in qualche modo preparata al futuro. Rosneft, gigante petrolifero russo con un giro di affari di 75,3 miliardi di euro e un utile netto di 8,4 miliardi, ha investito nella Saras 270 milioni (tra il 13,7% comprato dai Moratti e il 7,5% ritirato con l’Opa) e intende creare una joint venture che fornirà uno sbocco ai prodotti della raffineria di Sarroch. I numeri di Saras, invece, non sono da applausi: capitalizza 938 milioni di euro, ha chiuso il primo trimestre di quest’anno a 2,67 miliardi (-14%) e con un margine operativo lordo di 54,4 milioni, -51%. Con soci simili, l’opzione russa per l’Inter non sarebbe stata più solida? Tanto più che l’altro gigante energetico russo, Gazprom, ha già fiutato l’affare calcio, avendo sponsorizzato lo Schalke 04 e tappezzando di proprie pubblicità tutti gli stadi della Champions League. Possibile che a Moratti non sia venuto in mente di sfruttare la partnership anche per la società calcistica?


COMMENTI
08/08/2013 - Una piccola omissione (Giuseppe Crippa)

Come sempre alla fine della lettura dei suoi articoli mi auguro che Bottarelli si sbagli… Anche questa volta dunque me lo auguro perché pensare che la presenza di Moratti coincida col bene dell’Inter è razionale quanto pensare che la permanenza nell’Euro coincida col bene della Grecia. Concordo con Bottarelli sul fatto che gli azionisti Juve (sono uno di essi) abbiano pagato caro il loro attaccamento alla società, gli ricordo però che è sempre pendente di fronte alla giustizia l’azione legale tesa a rivendicare il danno di circa 444 milioni di euro patito dalla FIGC per gli atti illegittimi da essa posti in atto dal 2006 (le dice qualcosa?) al 2011. Tornando all’articolo, documentato ed interessante, vorrei però segnalare un’omissione: non si parla dei rischi connessi alle numerose azioni risarcitorie intentate dai “dossierati” dal Tiger Team della Telecom di tronchetti Provera nel 2003 per incarico della società calcistica autodefinitasi a suo tempo “onesta” e premiata con uno scudetto. Vieri ha già ottenuto un milione di euro, l’arbitro De Sanctis ha visto respingere una una prima richiesta ma ha preannunciato ricorso; al tribunale di Firenze hanno presentato istanza altri quattro “dossierati” (il designatore Bergamo, il dirigente Fabiani, l'arbitro Racalbuto e Nestore Reuca, marito della segretaria della C.A.N. Maria Grazia Fazi): vedremo come andrà a finire. Bottarelli, faccia per favore accantonare a Moratti/ Thohir almeno un’altra decina di milioni per favore!