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CALCIO E FINANZA/ Inter, i “misteri” della trattativa Moratti-Thohir

Massimo Moratti (Infophoto) Massimo Moratti (Infophoto)

Quarto, il 2 luglio scorso il club nerazzurro ha ufficializzato l’accordo con Deutsche Bank, che diventerà top sponsor, anche se il main sponsor, quello che finisce sulle maglie, resterà Pirelli. «Un partner di sicura affidabilità, con cui possiamo condividere strategie rivolte ai nostri tifosi - ha dichiarato il direttore generale nerazzurro, Marco Fassone -. L’interesse nei confronti dell’Inter e della sua nuova politica commerciale e il conseguente arrivo di Deutsche Bank, è un attestato di stima di cui siamo grati ed orgogliosi. Siamo l’unico club del calcio italiano ad avere come Official Bank un partner molto conosciuto a livello internazionale ma anche estremamente attivo in Italia dal 1977». E Deutsche Bank conosce molto bene la già citata Rosneft, visto che guidò un pool di banche che consentirono al gigante russo di beneficiare di un prestito di 30 miliardi, grazie al quale lo scorso novembre lanciò l’assalto al consorzio petrolifero anglo-russo TNK-BNP, ne curò il collocamento alla Borsa di Londra e già nel febbraio 2008 utilizzò i suoi buoni uffici presso altri istituti di credito per garantire un prestito da 3 miliardi di dollari, destinato a tamponare i buchi venutisi a creare dopo l’acquisizione delle infrastrutture di Yukos. Possibile che Moratti non abbia voluto percorrere questa strada, scegliendo invece Thohir come unico interlocutore?

Quinto, Thohir intende rafforzare il brand Inter nel mondo, seguendo l’esempio delle compagini inglesi che fanno del merchandising e delle partnership tra brand un punto di forza commerciale. Partiamo da un presupposto generale. Il fatturato dei club italiani cresce solo grazie alle plusvalenze da cessioni, ovvero la vendita di giocatori ad alto prezzo, mentre le altre voci languono. E parecchio. I ricavi da ingressi allo stadio sono stati al 9% del totale nella stagione 2011-2012, quelli da sponsor e attività commerciali al 16%, quelli da plusvalenze al 20% e quelli da diritti televisivi e radio al 43%. Con una ratio costi-ricavi in miliardi di euro a 2,376/2,031 nella stagione 2011-2012, c’è poco da fare concorrenza ai grandi club stranieri, ma l’Inter paga anche uno scotto interno. Scorporando le varie voci di ricavo, il club nerazzurro vede il cosiddetto “matchday” (gli ingressi allo stadio) al 16% del totale (23,2 milioni di euro), meglio di Milan (15%) e Juventus (8%), ma paga lo scotto proprio alla voce “commercial” con un misero 26% (50,3 milioni di euro, in gran parte garantiti da Pirelli) contro il 39% del Milan e il 35% della Juventus. C’è poi la voce “broadcasting”, ovvero i diritti televisivi, che pesano per l’Inter al 58% del totale ricavi (112,4 milioni), contro il 46% del Milan e il 57% della Juventus.

Ora, per far lievitare la voce “commercial”, come pare essere nelle intenzioni di Thohir, creando un appeal davvero internazionale per la società, occorre tornare presto nel calcio che conta. Ovvero, non solo puntare allo scudetto in Italia, ma soprattutto alla Champions League (quantomeno parteciparvi), torneo che garantisce i ricchi diritti tv Uefa oltre ai premi per i passaggi del turno. Occorre quindi investire e tanto per puntare in alto, visto che quest’anno la voce “broadcasting” per l’Inter subirà un netto ridimensionamento, essendo fuori anche dall’Europa League. Quest’anno, inoltre, l’Inter è uscita per la prima volta dal 2001/2002 dalla top ten della Deloitte Money League Football, sorta di bibbia del calcio visto dal punto di vista commerciale, che vede il club nerazzurro al 12° posto su 20 con ricavi pari a 211,4 milioni di euro (per capirci, Real e Barcellona, prima e seconda della classe, vantano ricavi annui rispettivamente per 479,5 milioni e 450,7 milioni). Insomma, un cane che si morde la coda: se non spendi non entri nel calcio che conta, il quale ti garantisce soldi ma anche visibilità per rafforzare il brand e gli introiti commerciali. Quanto è intenzionato a spendere Thohir per rafforzare l’organico, dopo aver staccato l’assegno per la maggioranza della società ed essersi accollato anche una parte dei debiti pregressi? Non si sa e non si sa nemmeno quando lo farà: un piano biennale? Triennale? Quinquennale?


COMMENTI
08/08/2013 - Una piccola omissione (Giuseppe Crippa)

Come sempre alla fine della lettura dei suoi articoli mi auguro che Bottarelli si sbagli… Anche questa volta dunque me lo auguro perché pensare che la presenza di Moratti coincida col bene dell’Inter è razionale quanto pensare che la permanenza nell’Euro coincida col bene della Grecia. Concordo con Bottarelli sul fatto che gli azionisti Juve (sono uno di essi) abbiano pagato caro il loro attaccamento alla società, gli ricordo però che è sempre pendente di fronte alla giustizia l’azione legale tesa a rivendicare il danno di circa 444 milioni di euro patito dalla FIGC per gli atti illegittimi da essa posti in atto dal 2006 (le dice qualcosa?) al 2011. Tornando all’articolo, documentato ed interessante, vorrei però segnalare un’omissione: non si parla dei rischi connessi alle numerose azioni risarcitorie intentate dai “dossierati” dal Tiger Team della Telecom di tronchetti Provera nel 2003 per incarico della società calcistica autodefinitasi a suo tempo “onesta” e premiata con uno scudetto. Vieri ha già ottenuto un milione di euro, l’arbitro De Sanctis ha visto respingere una una prima richiesta ma ha preannunciato ricorso; al tribunale di Firenze hanno presentato istanza altri quattro “dossierati” (il designatore Bergamo, il dirigente Fabiani, l'arbitro Racalbuto e Nestore Reuca, marito della segretaria della C.A.N. Maria Grazia Fazi): vedremo come andrà a finire. Bottarelli, faccia per favore accantonare a Moratti/ Thohir almeno un’altra decina di milioni per favore!