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CALCIO E FINANZA/ Inter, i “misteri” della trattativa Moratti-Thohir

Massimo Moratti (Infophoto) Massimo Moratti (Infophoto)

Sesto, l’Inter non è quotata in Borsa e questa potrebbe essere una delle ragioni che ha frenato l’interesse di altri soggetti all’acquisto della società nerazzurra. In Borsa, infatti, le aziende raccolgono nuovi capitali utili alla crescita e vendono le proprie azioni. E queste ultime, come sapete bene, sono dei veri e propri capitali di rischio, poiché la società quotata in Borsa, in caso di problemi finanziari (o crollo del titolo), non è obbligata a restituire i soldi a chi ha in precedenza acquistato azioni. Ed ecco il motivo per cui un club come la Roma, ad esempio, ha avuto più appeal verso investitori esteri dell’Inter, nonostante il fardello debitorio verso Unicredit: i debiti di un club quotato, di fatto, possono essere passati di mano a possibili nuovi azionisti, diluiti attraverso l’azionariato. Ecco il perché Thohir ha spinto, da subito, per la maggioranza: nessuno avrebbe accettato di entrare con una quota del 10-15% in un club in costante deficit, con Moratti di fatto unico plenipotenziario decisionale e non quotato in Borsa, ovvero incapace di collocare i suoi debiti sul mercato e racimolare capitali attraverso la quotazione.

Andare sul mercato, per una squadra di calcio, serve solo a questo. In compenso, a guadagnare sono le società. Come? Un piccolo esempio. Nonostante lo scudetto conquistato, la polemica sulle tre stelle e la presentazione in pompa magna dello stadio di proprietà, per capire che aria tirasse due anni fa in casa Juventus bastava leggere pagina 6 del comunicato con cui la società di Torino annunciava di aver chiuso il bilancio 2011 con un rosso record da 95,4 milioni di euro e di aver deciso di azzerare riserve e capitale sociale per ripianare le perdite e varare appunto un aumento di capitale da 120 milioni per dotare il club di nuovi fondi. Nel capitolo dedicato all’aumento di capitale, infatti, il comunicato precisava che «all’esito dell’operazione le azioni che oggi costituiscono il capitale sociale di Juventus saranno annullate» e che, di conseguenza, «solo i sottoscrittori delle nuove azioni risulteranno azionisti Juventus». Dunque per i circa 40mila piccoli azionisti del club torinese la scelta è stata dolorosa e ultimativa: mettere mano al portafoglio oppure rassegnarsi a veder azzerato il proprio investimento.

Nulla di anormale o illecito. Si tratta solo di una delle conseguenze di una chiusura di bilancio così negativo da consentire alla Juventus l’adesione a quanto previsto dall’articolo 2447 del Codice Civile. Per chi sottoscrisse la discesa in Borsa della Juventus nel 2001 pagando 3 euro e 70 centesimi ad azione si è trattato di un vero e proprio bagno di sangue, al netto del crollo di valore del titolo già avvenuto in questi dieci anni. Capito il giochino (legalissimo)? E Thohir ha detto chiaramente che nei suoi progetti c’è quello di quotare l’Inter in Borsa, una volta messo mano ai bilanci e all’assetto societario: troverà abbastanza tifosi-investitori per far pagare loro le future, faraoniche campagne acquisti destinate a proiettare il club nell’olimpo del calcio europeo? Oppure utilizzerà la Borsa, attraverso il flottante di titoli disponibili sul mercato, per far salire in giostra altri soci a suo piacimento, ma che magari non piaceranno affatto né ai Moratti, né ai tifosi? Una volta in Borsa, però, l’unico “ostacolo” è la Consob, il resto è nella mani del mercato. Piaccia o meno.

Molto probabilmente l’Inter finirà a Thohir, ma i continui ritardi, i tentennamenti, i contratti da scrivere e riscrivere, i blitz milanesi non annunciati non depongono a favore di un’operazione, per così dire, fluida. A oggi, però, non c’è nulla di firmato, a quanto pare: ci saranno magari clausole rescissorie o penali da pagare se si decide di far saltare il banco, ma nulla che possa spaventare un nuovo, potenziale investitore, se dovesse palesarsi. O lo stesso Thohir, se fiutasse che qualcosa non va nella direzione da lui desiderata e volesse scendere prima di scottarsi.

Sarà per questo che il Corriere ha scritto di un Moratti dilaniato dai dubbi e il diretto interessato non ha avuto nulla da ridire? O forse perché in cuor suo sa che si sta avvicinando il momento in cui dovrà svelare al mondo che l’Inter passa integralmente di mano a Thohir, da subito? Cifra offerta e i debiti da ripianare sembrano parlare il linguaggio di un take-over imposto sulla totalità, non di una partnership e di un ingresso troppo graduale. Mi auguro vivamente di sbagliarmi. 

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COMMENTI
08/08/2013 - Una piccola omissione (Giuseppe Crippa)

Come sempre alla fine della lettura dei suoi articoli mi auguro che Bottarelli si sbagli… Anche questa volta dunque me lo auguro perché pensare che la presenza di Moratti coincida col bene dell’Inter è razionale quanto pensare che la permanenza nell’Euro coincida col bene della Grecia. Concordo con Bottarelli sul fatto che gli azionisti Juve (sono uno di essi) abbiano pagato caro il loro attaccamento alla società, gli ricordo però che è sempre pendente di fronte alla giustizia l’azione legale tesa a rivendicare il danno di circa 444 milioni di euro patito dalla FIGC per gli atti illegittimi da essa posti in atto dal 2006 (le dice qualcosa?) al 2011. Tornando all’articolo, documentato ed interessante, vorrei però segnalare un’omissione: non si parla dei rischi connessi alle numerose azioni risarcitorie intentate dai “dossierati” dal Tiger Team della Telecom di tronchetti Provera nel 2003 per incarico della società calcistica autodefinitasi a suo tempo “onesta” e premiata con uno scudetto. Vieri ha già ottenuto un milione di euro, l’arbitro De Sanctis ha visto respingere una una prima richiesta ma ha preannunciato ricorso; al tribunale di Firenze hanno presentato istanza altri quattro “dossierati” (il designatore Bergamo, il dirigente Fabiani, l'arbitro Racalbuto e Nestore Reuca, marito della segretaria della C.A.N. Maria Grazia Fazi): vedremo come andrà a finire. Bottarelli, faccia per favore accantonare a Moratti/ Thohir almeno un’altra decina di milioni per favore!