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CALCIO E FINANZA/ Inter, i “misteri” della trattativa Moratti-Thohir

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Massimo Moratti (Infophoto)  Massimo Moratti (Infophoto)

Un po’ di leggerezza oggi, dopo tante cose serie e tante preoccupazioni. È il tormentone dell’estate sportivo-finanziaria e sembra che ormai l’epilogo sia alle porte. Per il passaggio del 65% delle quote societarie dell’Inter a Erick Thohir bisognerà aspettare infatti solo dopo Ferragosto, un supplemento di attesa dovuto alla necessità di limare e scambiarsi nuovamente la bozza del contratto prima di giungere alle fatidiche firme. I dettagli ancora da definire riguarderebbero i debiti da abbattere, che ammontano in tutto intorno ai 210 milioni, tra banche e fornitori. Nessun problema, comunque, almeno stando agli addetti ai lavori, che attendono per il mese di settembre la chiusura dell’accordo, ovvero il cosiddetto “closing” che da più parti sentiamo risuonare in questi giorni.

Le parti avrebbero infatti trovato da tempo l’intesa e ora si lavora solo ai dettagli con l’ingresso sulla scena dell’americano Thomas Shreve, l’uomo dei numeri del tycoon indonesiano. «Il gruppo indonesiano si sta rivelando attento e prudente - ha dichiarato pochi giorni fa il patron nerazzurro dagli Usa -. I tempi non possono essere però troppo lunghi». Insomma, Moratti pare che abbia fretta di chiudere, mentre Thohir sembrerebbe, ora, prendere tempo. Qualcuno azzarda la data del 19 agosto, il lunedì successivo alla settimana di Ferragosto che vedrà anche gli studi legali e quelli degli advisors finanziari chiusi. Ma siamo sicuri che una firma simile non si farà verosimilmente a Londra, dove Ferragosto è un giorno feriale come gli altri?

Proseguiamo. Stando ai bene informati, Thohir avrebbe già predisposto tutto, con deleghe e procure che non lo costringeranno a tornare in Italia per firmare il mega assegno da 300-350 milioni di euro e che lo vedranno festeggiare l’acquisizione comodamente seduto sul divano della sua casa di Giakarta insieme al fidato Roeslani, esperto di fusioni con cui ha creato la società veicolo per acquistare il club nerazzurro e che avrà il compito di ripianare i debiti del club. Come anticipato, poi, nell’affare Thohir ha coinvolto anche Thomas Shreve, l’uomo dei numeri, il cui ruolo nella vicenda è quello di supervisore economico, con particolare attenzione alla ristrutturazione della società per attirare l’ingresso futuro di nuovi soci.

Fin qui la vulgata ufficiale della vicenda. Ma restano alcuni punti in sospeso e alcuni oscuri. Primo, perché un uomo come Thohir, di fatto il “cavaliere bianco” dell’Inter, pochi giorni fa si è sentito in obbligo di fare 40 ore di volo in tre giorni per venire a Milano e incontrare brevemente Moratti a pranzo, salvo poi starsene chiuso ad aspettare il nulla di fatto nella suite di un elegante albergo milanese? Da che mondo è mondo, se un businessman di livello si scomoda di persona è perché questo è necessario, altrimenti ci pensano avvocati e manager, spesso via conference call da un capo all’altro del mondo. Tanto più che è l’Inter ad aver bisogno di lui e non il contrario, bilancio alla mano. Si dice che il viaggio, inoltre, abbia colto di sorpresa Moratti, il quale avrebbe reagito con stizza alla mancanza di forma e di garbo del futuro socio, arrivando addirittura a meditare di far saltare il tavolo. Quantomeno irrituale, a certi livelli.



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COMMENTI
08/08/2013 - Una piccola omissione (Giuseppe Crippa)

Come sempre alla fine della lettura dei suoi articoli mi auguro che Bottarelli si sbagli… Anche questa volta dunque me lo auguro perché pensare che la presenza di Moratti coincida col bene dell’Inter è razionale quanto pensare che la permanenza nell’Euro coincida col bene della Grecia. Concordo con Bottarelli sul fatto che gli azionisti Juve (sono uno di essi) abbiano pagato caro il loro attaccamento alla società, gli ricordo però che è sempre pendente di fronte alla giustizia l’azione legale tesa a rivendicare il danno di circa 444 milioni di euro patito dalla FIGC per gli atti illegittimi da essa posti in atto dal 2006 (le dice qualcosa?) al 2011. Tornando all’articolo, documentato ed interessante, vorrei però segnalare un’omissione: non si parla dei rischi connessi alle numerose azioni risarcitorie intentate dai “dossierati” dal Tiger Team della Telecom di tronchetti Provera nel 2003 per incarico della società calcistica autodefinitasi a suo tempo “onesta” e premiata con uno scudetto. Vieri ha già ottenuto un milione di euro, l’arbitro De Sanctis ha visto respingere una una prima richiesta ma ha preannunciato ricorso; al tribunale di Firenze hanno presentato istanza altri quattro “dossierati” (il designatore Bergamo, il dirigente Fabiani, l'arbitro Racalbuto e Nestore Reuca, marito della segretaria della C.A.N. Maria Grazia Fazi): vedremo come andrà a finire. Bottarelli, faccia per favore accantonare a Moratti/ Thohir almeno un’altra decina di milioni per favore!