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Economia e Finanza

IL CASO/ Il "sorpasso" dei precari? Cari giovani, alla crisi non piacciono i fighetti

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Lo richiamano anche negli States, dove hanno il capitalismo e la cultura definita "rough", rozza, dai signorotti delle corporazioni confindustriali, che hanno la suite pagata dal babbo quando vanno ai convegni sulla meritocrazia, ma questa cultura tosta crea uomini e maschi che combattono, vivono e lavorano, facendo quello che devono fare, senza piagnucolare; la nostra, sbrecciata, ideologizzata e svirilizzata, ammazza individui che potrebbero invece dare tanto proprio sotto stress, e induce tutti, a cominciare dai colpevolissimi genitori (a proposito: che fine hanno fatto i padri?), a frignare in comitiva e a fare da spalla ai figlioli, ormai zombies che chiedono, vogliono diritti, facendo leva sull'errore capitale della nostra Costituzione, cioè: "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro". Scusate: e che vuol dire?

Si può fondare una comunità su qualcosa di astratto e insieme grande solo se sviluppato dal genio individuale, dunque del tutto impalpabile, come il lavoro? Pazzesco. Tutte idiozie ideologiche novecentesche sbandierate come grandi compromessi che hanno permesso ai sindacati di fare pappa e ciccia con la Fiat per la pace sociale e hanno costretto noi a pagare la cassa integrazione ad operai che alla fine facevano il secondo lavoro e coprivano le magagne del sistema, Fiat inclusa, quella vecchia, non quella nuova di Marchionne, intendo.

Questa è l'Italia. Signori, l'avete vista? Vi è piaciuta? Bene, non c'è più. Palla lunga e pedalare.

I "ggiovani", alla romana, non esistono, sono un'invenzione sociologica. Io vedo ventenni vecchi e sfigati per volontà propria; insistono a cercare lavori raffinati "adeguati" a che? A quelle lauree che niente hanno a che vedere con quella tosta presa da me e dai miei coetanei, alla fine degli anni 80? Ma scherziamo? Non spiaccicano una parola di inglese, non sanno come scrivere una lettera di presentazione in quella lingua o in un'altra decente, non sanno parlare, manco conoscono spesso l'italiano (ricordate il famoso concorso per l'ingresso in magistratura? E cosa vorrebbero? Il mercato che sta lì pronto ad aspettarli?).

La verità è che non esiste e non è mai esistito il pasto gratis; ma, mentre negli anni 80 del secolo scorso, con le tavole imbandite e qualche commensale benevolo, qualche piatto di minestra si poteva anche mangiare, oggi che di tavole imbandite non ce ne sono, devono venir fuori testa e attributi e si comincia a giocare la partita vera.

Io ho cominciato a lavorare tardi, per una serie di ragioni, a 36 anni. Ero considerato out, fuori mercato. Ho cominciato vendendo libri per due grandi case editrici, a Grosseto, non a Milano, con quel mercato. Vendendo, sono riuscito a campare e, nel frattempo, scrivevo. Nel 2005, due anni dopo l'ingresso nel mercato del lavoro, sono diventato giornalista iscritto all'albo dei pubblicisti. Nel 2003 avevo già pubblicato il primo libro e, nel frattempo, studiavo giorno e notte il marketing, la crescita personale e le lingue.