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FIAT/ La trattativa segreta di Marchionne dietro la "bugia" su Francoforte

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

La parola d'ordine, insomma, è "resistere", stringendo la cinghia dove c'è poco da mangiare (senza abbandonare nulla perché prima o poi le cose cambieranno) ed emigrare come fanno i nostri ragazzi, andando a cercare il cibo, ovvero le vendite dove ci sono. Lo hanno dimostrato i marchi tedeschi che hanno cercato, e trovato, spazio in Cina e in Russia, diventato il primo mercato per le automobili europee superando la Germania. E lo ha fatto anche Fiat con l'Operazione Chrysler negli Stati Uniti. Ma la Casa automobilistica torinese finora ha potuto beneficiare solo dei flussi di cassa e dello scambio tecnologico con l'azienda americana. Dopo una fusione, possibile solo se Fiat possiede il 100% delle azioni di Chrysler, tutto cambierebbe in meglio. Ci sarebbe una sola azienda, con un solo conto economico, una sola linea di credito delle banche, un sola politica di investimento. Ci sarebbero sinergie produttive e commerciali, i marchi potrebbero specializzarsi ulteriormente e i problemi in un'area del mondo potrebbero essere bilanciati dai successi di un'altra zona. 

Allora, forse si potrebbero affrontare i veri problemi di Fiat che sono l'eccesso di capacità produttiva in Europa, l'assenza in mercati emergenti importanti e il futuro di marchi importanti come Lancia e Alfa Romeo. 

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COMMENTI
10/09/2013 - commento (francesco taddei)

come mai gli italiani si comprano le auto tedesche che costano molto e le giapponesi ibride? non sarà che fanno macchine migliori? come mai la fiat ha dei bucgi nella produzione di modelli che hanno mercato in europa? non mi aspetto una macchina volante, ma almeno una berlina media della lancia fatta in italia.