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Economia e Finanza

SIRIA & BORSA/ Quei missili "mascherati" da titoli finanziari

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Quindi, se davvero Obama attaccherà la Siria, cosa faranno Cina e Russia con quel debito? Non c’è il rischio che lo vendano a qualsiasi prezzo, pur di costringere la Fed a sfasciare il proprio stato patrimoniale e mandare in frantumi la presunta ripresa Usa garantita da tassi a zero, umiliando oltretutto l’inquilino della Casa Bianca? Forse Putin, quando parlava di sostegno alla Siria in caso di attacco non si riferiva solo a portaerei schierate e carichi d’armi. C’è poi un’altra questione, ovvero il fatto che al netto di quanto dichiarato interessatamente dal leader turco Erdogan, dal G20 non è affatto uscita una coalizione coesa contro Assad mentre altri paesi dei cosiddetti Brics si sono detti contrari all’intervento. Stando a dati del Tesoro Usa, sono 5,6 i triliardi di debito statunitense in mano a investitori stranieri, tra cui spiccano Cina, Giappone, Russia ma anche paesi produttori di petrolio e paesi emergenti. Cosa succederebbe se questi detentori di debito Usa smettessero di acquistarne e, anzi, scaricassero anche una parte di quello che già detengono? Solo quest’anno, il governo Usa dovrà prendere in prestito sui mercati 4 triliardi di dollari, di cui circa 1 in nuove emissioni e circa 3 in roll-over sul debito esistente: se Cina e Russia utilizzassero l’opzione obbligazionaria per attaccare l’America i rendimenti dei Treasuries salirebbero repentinamente, soprattutto il benchmark decennale, già oggi ai massimi da due anni.

Una tale ipotesi porterebbe con sé l’aumento dei costi del finanziamento per il governo federale, oltre che per governi statali e locali, perdite miliardarie per chi detiene bonds il cui valore calerà in contemporanea con l’aumento dei rendimenti, aumento spaventoso dei tassi di mutui, visto che già la scorsa settimana quello medio trentennale era al 4,57%, un conseguente e ulteriore rallentamento dell’attività economica a causa dell’aumento dei tassi che andrà a incidere negativamente anche sul mercato azionario, fino all’ipotesi più remota ma più catastrofica. Ovvero, l’esplosione della bomba a orologeria rappresentata dai 441 triliardi di dollari di derivati sui tassi d’interesse su cui sta seduto il sistema finanziario, con il rischio che un aumento repentino mandi a zampe all’aria in stile Lehman qualche altro colosso.

Anche perché, come confermato da Brent Schutte, market strategist alla BMO Private bank, il livello del 3% per il Treasury a 10 anni potrebbe essere solo l’inizio: «Un mark al 4% per fine anno, inizio del prossimo, è un buon livello sul termine temporale intermedio. Ma se devo guardare più a lungo termine, non mi sento di escludere affatto un 6-7% per il decennale». Sapete cosa vorrebbe dire tassi a quei livelli per un Paese indebitato, esposto alla leva e finanziarizzato come gli Usa? Nelle guerre moderne non servono missili e portaerei, bastano buoni traders. E l’arma del ricatto economico. Sarà un caso, ma ieri il più bellicoso dei belligeranti, il segretario di Stato Usa, John Kerry, ha detto che Assad potrà evitare l’attacco, se consegnerà le armi chimiche…

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