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SCENARIO/ Altro che Pil, col Letta-2 l’Italia rischia il vero "crac"

Pubblicazione:mercoledì 11 settembre 2013

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Quanto durerà? Poco, chissà se ce la farà a passare la boa delle elezioni europee la primavera prossima. E che cosa combinerà? Pasticci. Nel senso che diventerà prevalente la pressione per disfare “da sinistra” quel che ha tessuto il Letta uno, a cominciare dalle tasse. Torna l’Imu? E si va avanti ancora con la imposta sui servizi? E chi la determinerà? Che peso avranno i comuni? Sul mercato del lavoro, sarà come lasciare mano libera alla Cgil.

Può darsi che il tentativo non riesca e Napolitano sia costretto a sciogliere le Camere. A quel punto, è facile immaginare uno scenario da autunno 2011 con la ghigliottina dello spread che s’accanisce sui titoli italiani come i giacobini contro i girondini. Anche gli elettori saranno spinti a scelte e valutazioni basate sulla paura, con tensioni sociali e politiche crescenti. Un clima da tragedia, greca per l’esattezza. Sono ancora ipotesi, scenari più o meno realistici. Ma è bene, quando tutti si guardano l’ombelico, gettare uno sguardo in avanti. Il governo che verrà dopo una campagna elettorale del genere non avrà alcun margine di manovra. Sia che vinca la destra, sia che prevalga la sinistra, sarà commissariato dai mercati e dalla Bce. Non gli resterà che chiedere l’aiuto delle Omt (Outright monetary transactions), cioè l’acquisto di titoli condizionati a tagli e sacrifici ancora peggiori di quelli attuali, premessa di un salvataggio su larga scala.

Che succede, allora: bisogna sospendere la democrazia, non si può più votare per colpa dei mercati o dei tecnocrati di Bruxelles? Certo che no. Del resto si è votato già in primavera senza un chiaro vincitore. Ma il timing è particolarmente sfavorevole, mentre la recessione sta finendo e la ripresa non è ancora arrivata; quando siamo appena usciti dalla lista dei peccatori, però non siamo ancora entrati nel girone dei virtuosi. Il senso di responsabilità e la logica razionale spingono verso la continuità del governo. Invece, lo stato d’animo che domina in Parlamento e nelle piazze, va in senso opposto.

A sinistra come a destra, spira un vento revanscista. La coalizione Pd-Pld è stata vissuta come una gabbia da entrambi i partiti e come un inganno da chi ne è rimasto fuori. Se cadesse, dunque, sarebbe una liberazione. Fischiano le pallottole, scorre il sangue, à la guerre comme à la guerre. In realtà, sfiduciare il Letta uno per avere un Letta due non conviene a nessuno. Le elezioni a breve sarebbero un problema non la soluzione. Ciò non vuol dire che la questione Berlusconi sia secondaria. Chi vuole banalizzarla è in mala fede. Tuttavia, la scelta va fatta avendo davanti la tavola dei costi e dei benefici, tenendo conto delle priorità proprie e del Paese. In Italia si sta giocando una partita su tante scacchiere parallele, interne e internazionali, ogni mossa deve tener conto delle reazioni e delle sue multiple conseguenze. L’Italia dell’autunno 2013 è ancora in grado di ragionare con la freddezza dello scacchista?



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