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SCENARIO/ Altro che Pil, col Letta-2 l’Italia rischia il vero "crac"

L’Istat ha tagliato ancora le stime sul Pil italiano, ma il nostro Paese rischia grosso per via dell’incertezza politica di queste ore. L’analisi di STEFANO CINGOLANI

Enrico Letta (Infophoto) Enrico Letta (Infophoto)

Il debito spagnolo, per la prima volta in 18 mesi, è meno caro di quello italiano. I Bonos a dieci anni rendono il 4,49% contro il 4,51% dei Btp. Sembra un’inezia, ma conta la traiettoria di una curva che ormai da un po’ di tempo sembra aver cambiato verso. La ragione, dicono gli operatori sui mercati europei, è la tensione politica in Italia, dove il governo Letta è sul punto di cadere. Anton Heese, che a Morgan Stanley co-dirige le strategie europee, sottolinea che la Spagna ha fatto passi avanti importanti nella riduzione del costo del lavoro, mentre in Italia le riforme segnano il passo. Dunque, a parte le storiche debolezze (tra le quali una disoccupazione stellare, arrivata ormai al 26,3%, superiore a quella degli Stati Uniti negli anni ‘30), l’economia spagnola sembra avviata su un sentiero più chiaro, garantito dal fatto che non è in vista nessuna caduta di Mariano Rajoy nonostante gli ultimi scandali sui finanziamenti al Partido Popular.

Lo spread sarà un pericoloso marchingegno della perfida finanza (quella teutonica soprattutto), ma la politica è una componente fondamentale sul mercato del debito e tutto suggerisce che il barometro politico italiano volge al brutto. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, economista di alto livello e uomo indipendente, ieri ha sintetizzato il quadro italiano con due sostantivi inquietanti: incertezza e instabilità, l’una alimenta l’altra. “La ripresa è oggi a portata di mano ma i rischi verso il basso restano significativi - ha detto - Per cogliere l’occasione non possiamo attenuare i nostri sforzi”. Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati Istat, il Prodotto interno lordo corretto è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre del 2012. La stima preliminare diffusa il 6 agosto scorso aveva rilevato una diminuzione congiunturale dello 0,2% e una diminuzione tendenziale del 2%.

In altri termini, l’incertezza si estende anche alla congiuntura economica (“i tempi e la forza della ripresa”, secondo le parole di Visco), non grava solo su quella politica. Il governatore, in sintonia con tutte le analisi italiane e internazionali, sostiene che fin dalla primavera s’è visto un mutamento delle aspettative che si è trasformato in aumento degli ordinativi all’industria. Tuttavia, siccome i movimenti riguardano ancora decimali di punto, basta davvero poco per invertire di nuovo le attese di famiglie e imprese. E quel poco dipende in modo determinante dalla politica.

Detto senza perifrasi, è questo il momento peggiore per una crisi di governo. Anche perché non si sa bene che cosa verrà dopo. Se Giorgio Napolitano tiene fede a quel che ha sostenuto accettando il suo secondo incarico (e il Presidente della Repubblica è sempre stato di parola) non manderà l’Italia a votare con questo sistema elettorale, con il Porcellum. Dunque, proverà fino all’ultimo a vedere se c’è una maggioranza alternativa alla grande coalizione, per sostenere un Letta bis. La conta è già cominciata e sembra che manchino una decina di voti. Ma si tratterebbe di una maggioranza anti-Berlusconi che va da Monti a Vendola passando per una serie di deputati “responsabili” che vengono un po’ da qui un po’ da là, compresi centro-destra e grillini. Dunque, un sostegno debole, con un segno nettamente diverso da quello del governo precedente.