BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCENARIO/ Altro che Pil, col Letta-2 l’Italia rischia il vero "crac"

Pubblicazione:

Enrico Letta (Infophoto)  Enrico Letta (Infophoto)

Il debito spagnolo, per la prima volta in 18 mesi, è meno caro di quello italiano. I Bonos a dieci anni rendono il 4,49% contro il 4,51% dei Btp. Sembra un’inezia, ma conta la traiettoria di una curva che ormai da un po’ di tempo sembra aver cambiato verso. La ragione, dicono gli operatori sui mercati europei, è la tensione politica in Italia, dove il governo Letta è sul punto di cadere. Anton Heese, che a Morgan Stanley co-dirige le strategie europee, sottolinea che la Spagna ha fatto passi avanti importanti nella riduzione del costo del lavoro, mentre in Italia le riforme segnano il passo. Dunque, a parte le storiche debolezze (tra le quali una disoccupazione stellare, arrivata ormai al 26,3%, superiore a quella degli Stati Uniti negli anni ‘30), l’economia spagnola sembra avviata su un sentiero più chiaro, garantito dal fatto che non è in vista nessuna caduta di Mariano Rajoy nonostante gli ultimi scandali sui finanziamenti al Partido Popular.

Lo spread sarà un pericoloso marchingegno della perfida finanza (quella teutonica soprattutto), ma la politica è una componente fondamentale sul mercato del debito e tutto suggerisce che il barometro politico italiano volge al brutto. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, economista di alto livello e uomo indipendente, ieri ha sintetizzato il quadro italiano con due sostantivi inquietanti: incertezza e instabilità, l’una alimenta l’altra. “La ripresa è oggi a portata di mano ma i rischi verso il basso restano significativi - ha detto - Per cogliere l’occasione non possiamo attenuare i nostri sforzi”. Nel secondo trimestre di quest’anno, secondo i dati Istat, il Prodotto interno lordo corretto è diminuito dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e del 2,1% nei confronti del secondo trimestre del 2012. La stima preliminare diffusa il 6 agosto scorso aveva rilevato una diminuzione congiunturale dello 0,2% e una diminuzione tendenziale del 2%.

In altri termini, l’incertezza si estende anche alla congiuntura economica (“i tempi e la forza della ripresa”, secondo le parole di Visco), non grava solo su quella politica. Il governatore, in sintonia con tutte le analisi italiane e internazionali, sostiene che fin dalla primavera s’è visto un mutamento delle aspettative che si è trasformato in aumento degli ordinativi all’industria. Tuttavia, siccome i movimenti riguardano ancora decimali di punto, basta davvero poco per invertire di nuovo le attese di famiglie e imprese. E quel poco dipende in modo determinante dalla politica.

Detto senza perifrasi, è questo il momento peggiore per una crisi di governo. Anche perché non si sa bene che cosa verrà dopo. Se Giorgio Napolitano tiene fede a quel che ha sostenuto accettando il suo secondo incarico (e il Presidente della Repubblica è sempre stato di parola) non manderà l’Italia a votare con questo sistema elettorale, con il Porcellum. Dunque, proverà fino all’ultimo a vedere se c’è una maggioranza alternativa alla grande coalizione, per sostenere un Letta bis. La conta è già cominciata e sembra che manchino una decina di voti. Ma si tratterebbe di una maggioranza anti-Berlusconi che va da Monti a Vendola passando per una serie di deputati “responsabili” che vengono un po’ da qui un po’ da là, compresi centro-destra e grillini. Dunque, un sostegno debole, con un segno nettamente diverso da quello del governo precedente.


  PAG. SUCC. >