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FINANZA/ La ripresina c'è, l'Italia no

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Inoltre, nonostante le affermazioni del premier Enrico Letta, basta una sommaria lettura del Bollettino della Banca centrale per capire che l’Italia resta un osservato speciale: “In Italia le informazioni preliminari sull’esecuzione del bilancio dello Stato in base ai dati di cassa fino a luglio 2013 indicano un fabbisogno finanziario cumulato di 51 miliardi di euro (3,3% del Pil), in aumento da quasi 28 miliardi (1,8% del Pil) nello stesso periodo del 2012. Il peggioramento, dovuto soprattutto all’erogazione di sostegno al settore finanziario e al rimborso di arretrati, mette in risalto i rischi crescenti per il conseguimento dell’obiettivo di disavanzo delle amministrazioni pubbliche nel 2013 (2,9% del Pil)”. È il tono che si usa per gli studenti arrivati, con grande fatica, a una striminzita sufficienza ma che rischiano di vanificare gli sforzi nella stagione delle vacanze. Il tutto accompagnato dal forte sospetto che la tentazione di tornare al vecchio andazzo sia forte assai. Intanto il resto della classe fa progressi.

c) Si è molto parlato, negli ultimi giorni, del sorpasso spagnolo sui mercati del debito. A giustificarlo, oltre alla maggior stabilità politica, contribuiscono alcuni fattori: a) la riforma del mercato del lavoro basata sui contratti part-time per i dipendenti con meno di 30 anni, con una riduzione del 75% degli oneri sociali per le imprese con più di 250 dipendenti e del 100% per quelle più piccole; b) i tagli, robusti, al settore pubblico; c) il pagamento di tutti i debiti della Pubblica amministrazione verso le imprese (32 miliardi); d) il miglioramento del Clup, il costo del lavoro per unità di prodotto, che al contrario continua a crescere nel nostro Paese. Emerge, insomma, il quadro di un Paese che, pur con grosse difficoltà, si è rimesso su un cammino virtuoso, avvantaggiato tra l’altro da un’industria del turismo effervescente e sostenuta da infrastrutture efficienti.

d) La Francia ha presentato ieri un piano decennale per rilanciare la politica industriale. Il programma è stato messo a punto dal governo assieme a McKinsey e si articola in 34 dossier per sviluppare, a partire da competenze specifiche dell’industria transalpina, altrettante eccellenze internazionali: si parla di biocarburanti, di auto ecologica, di trasporti sulla base dell’evoluzione del Tgv ma anche di tessuti, sanità, alimentari e così via. L’obiettivo è di creare 45 miliardi di valore aggiunto (18 miliardi in esportazioni in più) di qui a dieci anni creando o difendendo posti di lavoro già esistenti per 480.000 unità.