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FINANZA/ La ripresina c'è, l'Italia no

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e) Non è affatto detto che l’operazione riesca. Così come nulla esclude che su Madrid piova di nuovo qualche tegola, in arrivo dalle banche o dall’immobiliare. Ma la sensazione, non solo dei mercati, è di trovarsi di fronte a Paesi che hanno capito che il quadro globale è oggi profondamente diverso da quello di sei anni fa, prima della grande crisi. E che occorre un salto di qualità nella gestione delle proprie risorse. L’Italia, al contrario, risponde a un mondo nuovo con ricette vecchie, compresa la richiesta della riduzione del cuneo fiscale che non ha dato buoni risultati con il governo Prodi. Davvero non si può inventare di meglio, partendo dalle riforme che garantiscano più produttività (innovazione e ricerca più che costo del lavoro) e più valore aggiunto? Certo, il debito è un fardello che limita la capacità di azione. Ma di fronte a un piano credibile forse la “nuova” Germania non alzerebbe il disco rosso. Se la ricetta, invece, si limiterà a una redistribuzione di risorse a carico della fiscalità o frutto di nuove tassi e nuovi debiti, il nein risuonerà più secco che mai. A ragione.



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