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Economia e Finanza

FINANZA/ La ripresina c'è, l'Italia no

Il bollettino della Bce sembra aprire alla possibilità di una ripresa economica. Tuttavia l’Italia, spiega UGO BERTONE, rischia di non fare il giusto salto di qualità

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A meno di una settimana dal voto tedesco i cieli d’Europa sembrano meno minacciosi. La ripresina ormai è partita. L’ultima conferma arriva dal bollettino della Bce: “Dopo sei trimestri con il segno negativo - si legge nel rapporto - nel secondo trimestre del 2013 la crescita del Pil in termini reali nell’area dell’euro ha registrato lo 0,3% sul periodo precedente... Da allora gli indicatori del clima di fiducia basati sulle indagini congiunturali fino ad agosto mostrano un ulteriore miglioramento a partire da bassi livelli. Per i restanti mesi del 2013 e il prossimo anno ci si attende, in linea con lo scenario di base, un lento recupero del prodotto, soprattutto sulla scorta di un progressivo miglioramento della domanda interna sostenuta dell’orientamento accomodante della politica monetaria’. Nell’area dell’euro, prosegue il rapporto, l’attività economica dovrebbe altresì beneficiare di un “graduale rafforzamento della domanda esterna di esportazioni”. Ma le cose andranno proprio così?

A) Il quadro quasi rosa, per la verità, non trova conferma negli ultimi dati congiunturali. A luglio la produzione industriale europea è andata peggio del previsto: -1,5% rispetto a una previsione di -0,1%. Altro cattivo segno: la situazione dell’occupazione in Grecia sta peggiorando. Ormai i senza lavoro sono il 27,9%, tre punti abbondanti in più rispetto al 24,6% di un anno fa. Non è difficile prevedere che la congiuntura peserà sul prossimo negoziato per nuovi aiuti ad Atene e nuove modalità di intervento in Irlanda e Portogallo. Sarà il primo test per il governo tedesco uscito dalle elezioni: difficile, quasi impossibile, che il vincitore apra con un gesto di clemenza; altrettanto difficile che la Grecia possa limitarsi a chinare il capo senza ottenere un riconoscimento degli sforzi fatti.

B) La fotografia, con qualche ritocco, vale anche per l’Italia. Anche nel nostro caso, al netto delle turbolenze politiche (che pesano molto ma non possono essere un alibi) i segnali negativi non mancano. La domanda interna, in particolare, resta molto debole. Le operazioni congiunturali di questi mesi, per ora, hanno prodotto effetti limitati. Vale per l’Imu, sospesa con mille distinguo, così azzerando l’eventuale impatto sulle scelte delle famiglie. Vale, in parte, anche per il pagamento degli arretrati sulle imprese, senz’altro più “frenato” rispetto a quanto avvenuto in Spagna. Vale, soprattutto, per il pessimismo delle famiglie su reddito e fisco nel prossimo futuro. I tassi di interesse sul debito pubblico italiano stanno salendo in misura sensibile. È il frutto dell’incertezza politica, ma non solo. La ripresa internazionale (comunque non confermata dai dati della produzione industriale Ue di luglio) si traduce, ancor prima del probabile tapering in Usa, in un aumento dei rendimenti che tocca sia i Bond Usa che i Bund tedeschi. Per l’Italia il rischio è di dover conteggiare 1,5-2 miliardi di interessi in più nell’ultimo trimestre.