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FINANZA/ 1. Quelle regole che "bastonano" (solo) le banche italiane

Pubblicazione:sabato 14 settembre 2013

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Questa è una domanda che andrebbe girata al nostro governo. Abbiamo visto che cosa è avvenuto al Monte Paschi per 4 miliardi, di cui 2 sono rinnovabili. La volontà di rendere nuovamente pubbliche le banche italiane non esiste più dal 1993. Personalmente anch’io sono convinto del fatto che gli istituti di credito debbano essere capaci di reggersi in modo autonomo. Le banche buone devono quindi restare, le altre si devono fondere. Faccio notare che in Italia da un punto di vista normativo non esiste neanche il fallimento per le banche, e quindi non c’è neppure il timore che un determinato istituto di credito chiuda. Sicuramente la conseguenza è che lo si fonde con uno più grande. La nostra normativa prevede inoltre la tutela sui depositi personali dei consumatori fino a 100mila euro.

 

Che cosa si può fare invece per risolvere il problema delle dimensioni delle banche?

Il problema è anche che diverse banche di credito cooperativo hanno ormai più di 50 sportelli. Queste non sono più banche locali, dovrebbero quindi compiere il salto di qualità nella categoria superiore. Allo stesso tempo ci sono casse di risparmio molto piccole e che andrebbero fuse per consentire alla capogruppo di diventare una banca grande, offrendo migliori servizi, realizzando economie di scala, avendo una capacità di aumentare la clientela sul territorio e consolidando una presenza internazionale.

 

(Pietro Vernizzi)



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