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FINANZA/ 2. Twitter e la "maledizione" di internet in borsa

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Poco confortante anche il precedente di Groupon, che nel 2011 diede vita all’Ipo più grande dai tempi di Google: le azioni offerte salirono da 5 a 35 milioni, portando il totale raccolto a 700 milioni di dollari. Da allora, il titolo ha perso il 55%, risultato che all’inizio di quest’anno è costato il posto ad Andrew Mason, co-fondatore e ad del sito. Valutata all’epoca 13 miliardi di dollari, ora Groupon si ferma a 7,8 miliardi. Sempre nel 2011 anche il collocamento di Linkedin, con le azioni prezzate a 45 dollari e il capitale raccolto a quota 352 milioni di dollari. Nel primo giorno di contrattazioni, il titolo salì di oltre il 100% e due anni dopo l’azienda ha visto quadruplicato il suo valore. C’è da ricordare che Linkedin si collocò in migliori condizioni di mercato di molti concorrenti, ma il risultato parla da solo.

Che dire, se non in bocca al lupo a Twitter. Una sola cosa mi fa pensare, visto il timing del collocamento: il “taper” della Fed è ancora lontano, altrimenti non si rischia la ghirba al Nasdaq in questa maniera.

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