BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

PRIVATIZZAZIONI/ Ecco chi vuole la "svendita" dell’Italia

Infophoto Infophoto

Nessuno. Il debito pubblico non si sostiene, alla stregua di qualunque altro tipo di debito, agendo sullo stock, ovvero sull’ammontare, ma sui flussi, cioè sui redditi. Mi spiego: chi è ricco, può permettersi forti indebitamenti.

 

Secondo lei, che senso ha, quindi, l’operazione del governo?

Operazioni di questo tipo, contestualmente alla difesa della valuta forte, servono per favorire gli obiettivi dei delocalizzatori, ai quali conviene portare la produzione fuori dall’Italia, per beneficiare del basso costo dei salari, ma tornare a vendere i prodotti in Europa, dove l’euro forte rende estremamente facile importare da paesi più poveri. Non è un caso che questo governo sia fortemente allineato, come si è visto a Cernobbio, con Confindustria. Come se non bastasse, queste iniziative, se fatte in condizioni di emergenza, quando i valori di mercato sono bassissimi, sono talmente poco redditizie che inducono un legittimo sospetto: servono per promuovere gli interessi dei creditori esteri e delle grandi banche d’affari che ci guadagnano prima a suon di costose consulenze e, poi, gestendo le suddete opearzioni. 


Tuttavia, non crede che ci siano beni pubblici che non solo è legittimo ma anche doveroso vendere, come le partecipazioni degli enti locali nelle aziende pubbliche?

Il cuore del problema consiste nella qualità della spesa pubblica e nell’efficienza nella gestione del patrimonio pubblico. Occorre, quindi, abbattere la cattiva burocrazia che vessa il cittadino, sostituendola con una che sistematicamente compia i dovuti controlli. 

 

(Paolo Nessi)

© Riproduzione Riservata.