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SCENARIO/ Pelanda: il cappio dell'Ue ci porterà al voto

Nel 2014 la garanzia europea sul debito italiano sarà più limitata. Ciò vuol dire, spiega CARLO PELANDA, che l’Italia dovrà fare qualcosa di molto forte per evitare di essere commissariata

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Mentre il sistema politico si affanna a tenere in vita il governo Letta, gli scenari economici mostrano che sarebbero necessari un governo e una maggioranza capaci di dare un impulso fortissimo alla crescita e non una configurazione finalizzata alla sola stabilità, bloccata dalla congiunzione di interessi opposti. Il punto: la maggioranza d’emergenza che è stata utile per stabilizzare il sistema in primavera evitando il caos ora non lo è più. Lo scenario economico 2014, infatti, mostra che senza cambiamenti di conduzione politica l’Italia riuscirà, nel migliore dei casi, a far crescere il Pil sotto l’1% e nel peggiore a tornare in recessione. Certamente il debito non sarà ridotto e quindi le condizioni di alto debito e bassa crescita che rendono l’Italia una mina nel mercato globale, e nell’Eurozona, continueranno.

Finora la Bce ha garantito di fatto il debito italiano. Per questo, e non per virtù sovrana, i suoi costi di servizio e rifinanziamento sono tornati sostenibili dopo la crisi di sfiducia del 2011. Ma la Bce ha dato questa garanzia forzando i limiti del suo statuto che la vieta. Ciò ha creato due problemi: una reazione tedesca molto violenta contro la Bce e i dubbi del mercato finanziario sulla solidità della garanzia stessa. Da un lato, c’è una relazione tra crisi bancaria e crisi di un debito sovrano e la Bce ha poteri illimitati per gestire la prima, così potendo intervenire di fatto sulla seconda. Dall’altro, tale metodo indiretto comunque non può portare la Bce a violare troppo o sistematicamente lo statuto. Infatti, è stato creato un meccanismo salva-stati e salva-banche come istituzione a parte, pur connessa alla Bce. Ma il meccanismo è complicato e limitato.

In sostanza, nel 2014 la garanzia europea sul debito italiano sarà più limitata. Ciò vuol dire che l’Italia dovrà fare sovranamente qualcosa di molto forte, ben più dello stare entro il limite del 3% di deficit sul Pil, per evitare una crisi di fiducia sul proprio debito e il caos conseguente. In particolare, dovrà fare più crescita e ridurre il deficit annuo verso lo zero per non fare più debito. In soldi significa: tagliare almeno 60 miliardi di spesa strutturale, 40 di tasse, lasciando 20 di margine per assicurare il (quasi) pareggio di bilancio annuo. Tale detassazione robusta darebbe un forte impulso alla crescita.