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FIAT/ Alfa Romeo e il "piano B" di Marchionne per Chrysler

Pubblicazione:martedì 17 settembre 2013

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

Non avevano la forza. Adesso se ci entrano con la Jeep, che è un marchio importante, fatto apposta per un certo tipo di mercato, che in Cina può trovare buona accoglienza, allora possono pensare anche all’Alfa, e creare una rete a fianco. È lo stesso motivo per cui, magari usando una battuta infelice, in passato aveva detto: “La Lancia fuori dall’Italia è morta”. Voleva dire che si possono fare le macchine più belle dell’universo, ma se devi partire da zero a costruire un marchio, una storia, un’immagine, una rete, e non hai una valanga di quattrini - che non hai - e i tuoi avversari sono tutti più forti, allora non ce la fai.

 

Questo concetto Marchionne lo ripete ormai da tempo.

Da almeno nove anni ripete che ci vogliono certe dimensioni per avere in prospettiva un ruolo globale. Il nodo centrale di tutta la sua straregia è creare un grande gruppo. Se non si crea questo grande gruppo, si farà qualcosa su basi più limitate, con qualcun altro. È il senso di quello che sta accadendo un po’ a tutta l’industria italiana.

 

Cosa sta accadendo?

Si deve accontentare di una nicchia, di un mercato limitato, di un segmento. In questo caso forse non parliamo neanche più di automobili.

 

Ma?

Di un segmento del lusso. Mi permetto di fare Ferrari, sviluppo la Maserati anche con una certa consistenza e a quel punto mi dedico a fare un po’ di pret a porter, come Armani Jeans, con l’Alfa. Questa però non è più la strategia di un grande produttore mondiale che cerca le condizioni migliori per imporre la propria tecnologia, il proprio brand, la propria filosofia producendo con pari qualità in tutto il mondo. È piuttosto la strategia di un brand del lusso dove conta il made in Italy. Le faccio un esempio.

 

Prego.

Mettiamo che produca tailleur di Valentino. È un guaio se, per risparmiare 50 euro su un abito che ne costa 3mila, vado a produrlo in Vietnam. Lo stesso può valere per Maserati, Ferrari o un’Alfa che per farsi riconoscere a livello mondiale deve essere prodotta secondo certe caratteristiche. Diverso se voglio pormi - se posso pormi - come produttore mondiale che fabbrica 6 milioni di vetture. È il caso di Fiat. Volkswagen la producono dove vogliono, non credo facciano lo stesso con Porsche. Di sicuro non producono Lamborghini fuori dall’Italia. A certi livelli conta molto quel meccanismo.

 

Marchionne ha parlato con il Financial Times. Avrebbe detto altre cose alla Stampa o al Corriere?

A Marchionne non interessa l’Italia, un posto dove non si venderà un’automobile fino al 2018, 2019. E solo il 10-15% di Ferrari, forse anche meno visto che quelli che possono permettersela hanno paura delle tasse. La sua partita Marchionne se la gioca a livello mondiale. Ha parlato con il Financial Times perché gli interessava mandare un segnale importante a Chrysler. Di recente l’ad di Fiat ha fatto anche un’altra operazione.

 

Quale?


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