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FIAT/ Alfa Romeo e il "piano B" di Marchionne per Chrysler

Pubblicazione:martedì 17 settembre 2013

Sergio Marchionne (Infophoto) Sergio Marchionne (Infophoto)

In un’intervista al Financial Times l’ad di Fiat Sergio Marchionne ha dichiarato che Chrysler intende presentare la domanda di ammissione alla quotazione in borsa e che i documenti per l’Ipo potrebbero essere già pronti questa settimana. La decisione segue il mancato accordo tra Fiat e Veba sulla quota di proprietà del fondo. Nell’intervista Marchionne assicura inoltre che l’Alfa Romeo non sarà prodotta fuori dall’Italia, almeno fino a quando sarà lui alla guida del Lingotto. Sullo stabilimento di Mirafiori, dove è in programma la produzione di un Suv Maserati, Marchionne ha affermato che il piano prevede che tutti gli occupati vengano riassorbiti. Ilsussidiario.net ha chiesto un commento al giornalista economico Ugo Bertone.

 

Siamo di fronte all’ennesima inversione a U” di Marchionne?

L’inversione gliela fanno fare gli eventi. Marchionne sembra incoerente, ma la sua “incoerenza” è dettata dalla situazione del mercato. Le cose sono cambiate ed è costretto a zigzagare. Ha preso atto che negli Stati Uniti la situazione non è quella che desiderava. A questo punto è necessario un piano B. Che, un po’ per le sue caratteristiche, un po’ per necessità di cose, è del tipo “o la va o la spacca”.

 

Perché?

Obiettivamente, il tempo non lavora per Fiat in questo momento. Se non riesce a chiudere l’operazione con Chrysler - e direi che non riesce a chiuderla secondo le ultime notizie - rischia uno stop impressionante. Visto che le posizioni tra lui e il fondo Veba sono inconciliabili, e visto che Veba si richiama a una valutazione di mercato, la speranza è trovare una soluzione intermedia.

 

Dire che l’Alfa non sarà prodotta fuori dall’Italia, dopo aver sostenuto che da noi non ci sono le condizioni per produrre, non è una contraddizione?

Credo che a Marchionne interessi innanzitutto il braccio di ferro per il controllo di Chrysler. Da lì discende tutto il resto.

 

In che senso?

A Marchionne interessa una strategia in cui la Fiat diventa parte di un gruppo più grande. All’interno del quale pensa di poter scaricare la forza di marchi come Alfa. Il motivo è molto semplice e assieme drammatico.

 

Quale?

L’Alfa, dentro i confini della Fiat vale relativamente poco. Perché la Fiat non ha i mezzi, la rete, la forza, il marchio, l’immagine, il futuro e l’organizzazione per andare da sola a vendere decentemente l’Alfa sui mercati di tutto il mondo.

 

Cosa potrebbe fare in alternativa?

Delle operazioncine. Se invece entra in una struttura mondiale, ma mondiale per davvero, allora il discorso cambia. In Cina, per esempio, hanno provato a entrare diverse volte, ma sono stati tutti flop.

 

Perché?


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