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SPY FINANZA/ Italia, arriva la settimana "folle" dei mercati

Ieri le Borse europee sono volate sui massimi da cinque anni, con Francoforte che ha segnato un nuovo record. Ma l’Italia, spiega MAURO BOTTARELLI, non può stare tranquilla

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Ieri le Borse europee sono volate sui massimi da cinque anni a questa parte, euforiche fin dal primo mattino, con il Dax di Francoforte che addirittura sfondava la quota da record assoluto di 8600 punti. Motivo? La disoccupazione sta calando? Il comparto manifatturiero riparte? La produzione industriale torna in positivo? Le case automobilistiche finalmente ritrovano il segno più rispetto a produzione e vendite? La Grecia migliora e non avrà bisogno di un altro piano di aiuti? No. A rendere possibile l’ennesima giornata di festa sui mercati azionari ci ha pensato una notizia: il ritiro dalla corsa per la presidenza della Fed di Larry Summers, considerato più falco dell’attuale vice, Janet Yellen, ora la favorita alla successione di Ben Bernanke. Quindi, i mercati ora scontano tempi più lunghi per il rientro delle misure ultra-espansive adottate dall’istituto centrale Usa per ridare slancio all’economia: insomma, altri soldi stampati dal niente con cui inondare i mercati e comprare di tutto, dai titoli azionari ai bond ad alto rischio, gli stessi che due anni fa pagavano il 13,5% di rendimento e oggi solo il 5%, visto che li si acquista con il badile, dimenticando l’alto livello di rischio che è insito nella loro natura.

Oggi, poi, torna a riunirsi la Fed e gli operatori si aspettano novità su entrambi i fronti: presidenza e “taper”. Tanto che alcuni si attendono l’ennesimo giochino delle interpretazioni e l’ennesima fuga di notizie, propedeutica magari a una sell-off che farebbe la gioia di chi a Wall Street ha troppa carta in mano e vuole monetizzare. Basta una falsa aspettativa o l’ennesimo rumor, poi prontamente smentito, e questo mercato così solido e basato sui fondamentali va giù come un castello di carte. Salvo risalire una volta che giunga la conferma che il diluvio di soldi della Fed non sta per finire. Nel frattempo, si festeggia come se l’economia reale che sottende quella finanziaria non fosse in recessione ormai da quattro anni e più.

Per alcuni, poi, altre due notizie hanno reso possibile il balzo: la prima, l’accordo internazionale per distruggere le armi chimiche della Siria che ha allontanato la minaccia di un attacco, con Assad che ha già dislocato gli arsenali in almeno cinquanta siti, tanto per rendere impossibile un controllo reale. Quindi, una farsa. La seconda, la vittoria della Csu, gli alleati di Angela Merkel, nelle elezioni in Baviera, dove hanno riconquistato la maggioranza assoluta persa nel 2008, garantendo alla Cancelliera la forza dei conservatori nella regione, a una settimana dal voto politico del 22 settembre. Anche qui, nulla che non fosse già contemplato nei sondaggi. Peccato che i principali alleati della Cancelliera a Berlino, ovvero i Liberali, non abbiano superato la soglia di sbarramento e siano quindi fuori dal parlamento del Lander. Se trasposto in chiave nazionale, non un bel dato: o la Cdu sbaraglia la concorrenza e vince in maniera tanto netta da non necessitare alleanze, molto difficile, oppure potrebbe affacciarsi l’ipotesi di una Grosse Koalition con l’Spd. Non esattamente l’esito favorito dai mercati.

C’è poi l’Italia, dove ieri si è aperta una settimana particolarmente critica per la delicata tenuta del governo delle larghe intese, con oggetto del contendere sempre la decadenza di Silvio Berlusconi, atto cui si dovrebbe giungere mercoledì sera con il voto in Giunta al Senato. Anche qui, certezze poche, visto che nonostante la determinazione a parole del Pd, il voto segreto potrebbe aprire le porte a scenari stile-Prodi, quando l’ex premier fu impallinato da oltre 100 franchi tiratori sulla strada verso il Quirinale. Oppure Berlusconi potrebbe dimettersi prima del voto, evitando scontri e tensioni e magari incassando la ricompensa della grazia. Una cosa è certa, dopo la fiammata di venerdì, ieri lo spread è sceso sotto quota 260 punti base.

Anche qui, mistero, visto che le novità riguardanti la Fed e il voto bavarese hanno compresso e parecchio i differenziali dei decennali statunitensi e tedeschi, con il Bund che prevedeva uno yield dell’1,92%, da oltre il 2% di venerdì. Chi sta comprando il nostro debito, sostenendolo? Ma soprattutto, chi lo ha venduto in maniera quantomeno sospetta venerdì scorso a dieci minuti dalla chiusura delle contrattazioni, portando lo spread a 267 punti base e dando vita a un’impennata simile, sia per noi che per la Spagna?