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AUMENTO IVA?/ Campiglio: un’inutile "mazzata" per il 30% delle famiglie

Pubblicazione:giovedì 19 settembre 2013

Fabrizio Saccomanni (Infophoto) Fabrizio Saccomanni (Infophoto)

Dal 1 ottobre scatterà l’incremento dell’Iva al 22% in quanto i fondi per impedire l’appesantimento della pressione fiscale non sono sufficienti. A dirlo è stato il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, dopo che il vicepresidente della Commissione Ue, Olli Rehn, ha ribadito come il limite del 3% nel rapporto deficit/Pil sia “inviolabile” per l’Italia. Per Luigi Campiglio, professore di Politica economica all’Università Cattolica di Milano, «in Europa vigono due pesi e due misure e non si tiene conto del fatto che l’Iva è un’imposta fortemente regressiva in quanto colpisce con particolare durezza le famiglie più povere. Il 30% degli italiani non ha risparmi o è indebitato, e far crescere il prelievo fiscale sui consumi porterebbe a un’ulteriore contrazione della domanda interna».

 

Professor Campiglio, è davvero inevitabile questo ulteriore aumento delle tasse?

È difficile dire in questo momento se e quanto sia inevitabile un aumento dell’Iva, poiché i dati di bilancio non sono pubblici ma a disposizione soltanto del ministro dell’Economia. In questa fase ciò di cui abbiamo bisogno è che l’economia ritorni a crescere, perché in questo modo i diversi problemi dell’Italia, incluso il vincolo del 3% nel rapporto deficit/Pil, diventerebbero più facili da gestire.

 

Quali sarebbero gli effetti di un’aliquota Iva al 22% dal punto di vista dell’equità fiscale?

Alcuni giorni fa, in occasione della Settimana sociale dei cattolici, ho presentato un lavoro che approfondisce con grande dettaglio la questione della pressione fiscale nei confronti delle famiglie. Per la metà più povera del totale delle famiglie in Italia, l’aumento dell’Iva è un problema, in quanto è un’imposta fortemente regressiva che colpisce con maggior forza proprio i redditi più bassi.

 

Tutto ciò quali conseguenze produce per la crescita?

Occorre tener conto del fatto che per il 30% delle famiglie italiane la capacità di risparmio è pari a zero, se non addirittura negativa. Se l’aumento dell’Iva si trasferisce sui prezzi, si mettono in difficoltà le famiglie in maggiore stato di bisogno. Queste ultime da ormai alcuni anni sono già state particolarmente vincolate, proprio mentre potrebbero esprimere la loro importanza per la domanda interna. L’innalzamento dell’aliquota Iva si tradurrebbe dunque in un aumento della pressione fiscale proprio per le famiglie con un reddito più basso.

 

Negli ultimi anni chi ha pagato le conseguenze più pesanti per la mancata crescita dell’Italia?


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COMMENTI
19/09/2013 - Che fì che fò lè semper na batosta. (claudia mazzola)

Si capisse che non possiamo decidere di testa nostra, siamo in Europa e le mazzate ora ci costano di più!

 
19/09/2013 - ma se l'italia rispettato i parametri cui prodest? (antonio petrina)

MA se l'Italia ha rispettato i parametri di maastricht con la chiusura a fine maggio della Pde ed entro il 30 /09/2013 l'Istat comunica alla Commissione l'indebitamento netto della PA ( che è sotto il 3%) , cui prodest far sotto dettatura europea i compiti per casa ( come fece il prof Monti) che hanno solo portato recessione ?

 
19/09/2013 - commento (francesco taddei)

l'aumento dell'iva e la privatizzazione delle industrie italiane migliori fanno capire come la politica economica italiana sia in mano ad una persona non eletta che non risponde agli italiani ma a padroni esteri. il tutto farcito dallo zucchero europeista. siamo un paese che non esiste, che si fa comandare dagli altri e ci piace pure.