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FINANZA/ Giannino: ecco perché l'Italia sbaglia a fare i conti

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Nelle sue convinzioni di “tecnico” pesano alcuni fattori: negli ultimi 2-3 mesi si è rafforzata, sulla base di indicatori quali l’Indice di acquisto dei manager (Pmi), un’atmosfera di maggior fiducia. Si tratta di un elemento che gli econometristi tendono a esternare ed enfatizzare, per contribuire a loro volta a determinare un riflesso positivo sull’economia reale. Inoltre, prima dei dati negativi dell’ultimo mese, i numeri dell’export italiano inducevano a prevedere un andamento del Pil leggermente superiore alle aspettative. Infine, le parole del ministro nascono dalla volontà di creare un clima di fiducia, considerando che, effettivamente, negli ultimi anni si è determinato un calo dei consumi superiore e non del tutto proporzionale al calo dei redditi.

 

Cosa dobbiamo attenderci dall’Europa? Nuova austerity?

Temo  che si percorrerà, ancora una volta, la strada più semplice, quella dell’aumento delle tasse. Sono ragionevolmente altrettanto sicuro che continuerà a crescere, a livello popolare, e nella comunicazione pubblica, l’ondata antieuropea di chi pensa che sia meglio uscire dall’euro per sottrarci allo sfruttamento dei tedeschi.

 

E non è così?

In termini concreti, sarebbe molto meglio metterci in condizione di arrivare al semestre di presidenza europea con delle proposte serie, in modo da modificare la governance, le regole e i criteri dell’Europa. Introducendo, cioè, accanto al rapporto deficit/Pil, dei parametri che contemplino - per esempio - la bilancia dei pagamenti o l’esposizione debitoria verso l’estero. 

 

(Paolo Nessi)



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